mercoledì 27 febbraio 2013

Anna Karenina - Arlecchino, sala 1

Sala vecchia, con poltrone reltivamente scomode e antiquate. Mantiene però un bello schermo medio-grande che fa dimenticare lo squallore del linoleum consumato dei pavimenti.
La storia è nota: Anna è una donna proba e buona che, in un viaggio a Mosca per far riappacificare la coppia di cognati, si innamora del giovane e ricco militare Vronskij. Travolta dalla passione, abbandona marito e figlio per lui, ma l'amore tra i due ha un esito infausto. Fa da contraltare ai protagonisti la coppia Kitty-Levin, rispettivamente sorella e fratello dei cognati che avevano dato il la alla vicenda (Stiva e Dolly).
Dopo un serie di riduzioni cinematografiche più o meno insoddisfacenti, il film di Joe Wright è il primo che interpreta veramente bene il romanzo russo, con grande acume e rispetto, ma anche originalità.
I personaggi sono disegnati assai finemente nella loro complessità:
-Anna: non è l'adultera-tipo, annoiata e depravata (tipo Emma Bovary). Si lascia travolgere da una passione cieca e deve convivere con il doppio stigma della dannazione eterna che sente pesare su di sé e della condanna sociale che la priva di respiro. Voleva bene al marito, ma non lo amava -e non se ne era mai accorta...
-Karenin: spesso ritratto come uomo freddo, insensibile, duro e anaffettivo, è in realtà molto innamorato della moglie, ma la differenza di età e un carattere umbratile gli hanno sempre impedito di mostrarsi a lei nella pienezza dei suoi sentimenti. 
-Kitty: giovane romantica, scopre a sue spese che infatuazione e amore sono due materie di natura differente. Alla bisogna, saprà sorprendere suo marito con la sua bontà e l'assoluta assenza di snobismo, che ne fanno una principessa, non solo per titolo di nascita.
-Lenin (Kostia): è la raffigurazione di Tolstoi, si fa carico di tradurre per noi la sua poetica morale e politica. Nell'amore si deve rispettare ciò che è sacro, e non abusarne; nella gestione della terra occorre rivalutare la persona e accettare guadagni inferiori per equità, senza tuttavia cedere agli abbrutimenti dell'iperrazionalizzazione protocomunista, priva di anima.
Vronskij invece nel libro era un orrido bamboccio e qui direi che lo sceneggiatore l'ha trattato anche troppo generosamente, lasciandoci pensare che i suoi sentimenti per Anna siano intensi e veri. Ricordiamoci sempre che il vero Alexsei è riuscito mancarsi sparandosi al cuore...

Molto bene tutto il cast, ho trovato in particolare K. Knightley molto in forma e J. Law bravo e ottimamente camuffato. Perfetti i costumi, che hnno giustamente vinto l'Oscar.
La particolarità più grande è però l'impianto scenografico, costruito come in una pièce teatrale: alcune scene hanno luogo su un palcoscenico, i cambi di inquadrature e sequenze rammentano il volgere delle scene e delle quinte, mentre le scene di gruppo sono coreografate come raffinate danze. Squisite le scene in cancelleria e superbo il ballo galeotto, sensuale e casto insieme, in cui il tempo si ferma ad ascoltare i cuori dei due amanti tragici. L'Oscar per la scenografia dato a Lincoln è un furto a questo innovativo Anna Karenina.

4 commenti:

  1. concordo pienamente
    Vronskj fa una figura migliore nel film che nel romanzo; Anna è una figura nobile, ma tragicamente fragile, mentre Emma è una borghesuccia superficiale (se vivesse oggi non perderebbe una puntata di Beautiful); anche Kitty è un'anima romantica, capace di rinunciare ai privilegi della sua casta...
    quanto al balletto degli impiegati ministeriali (si alzano e si siedono all'unisono) mi ricorda molto la scena di THE PRODUCERS quando Bloom manda a quel paese il capocontabile e fugge dall'infelicità

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  2. ... e non dimenticherei neanche le musiche di Dario Marianelli, che sottolineano a dovere l'azione.

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  3. Non ho visto The Producers, credo... ci provo :)

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