domenica 27 gennaio 2013

Another Earth

Per fortuna non tutte le sorprese cinematografiche sono uguali. Ieri mi sono diffusamente lamentata del molto atteso Lincoln, oggi vi parlo invece di un film uscito in sordina, sotto l'egida del cinema indipendente e un po' intellettuale.
Il tutto inizia con una ragazza innamorata dell'astrofisica, Rhoda, appena ammessa al MIT. La sera in cui festeggia l'ammissione un nuovo astro compare in cielo, un pianeta che sembra il perfetto specchio del nostro e, per osservarlo mentre guida travolge la famiglia Burroughs. Dopo anni di carcere, annientata nelle sue aspirazioni da uno schiacciante senso di colpa, decide di abbandonare le scienze per abbracciare i lavori più umili e in un anelito di espiazione si propone all'unico superstite dell'incidente come colf. Mentre il rapporto tra il compositore e professore John si approfondisce in modo sbilanciato (lui non sa chi sia Rhoda), il Terra2 si avvicina e si appura che è abitato dalle stesse persone della "Terra1": Rhoda inizia a considerare la possibilità di visitarlo e vedere cosa ha fatto il suo doppio del suo futuro...
Premiato al Sundance, questo film ottimamente recitato è la dimostrazione che due attori bravi (ancorché sconosciuti) e una cinepresa sono abbastanza per creare una piccola opera d'arte. In altre parole, quelle di Emily Dickinson, per fare un prato bastano un trifoglio e un'ape, ma basta il sogno se le api sono poche.
Oltre a tessere gli elogi al regista Cahill (ma anche sceneggiatore, produttore, responsabile del montaggio e della fotografia) e ai protagonisti (soprattutto lei, l'unconventional beauty Brit Marling, anche seconda sceneggiatrice), vorrei sottolineare l'acume della trama, la cui chiave di lettura si trova, a parer mio, nel Fondazione di Asimov che si aggira sulla scrivania di Rhoda.
La Psicostoria di Hardin dice che l'umanità procede per movimenti di lungo corso indotti non dall'attività del singolo ma dal lento movimento delle grandi masse: è un universo probabilistico, che procede sulla linea retta del tempo come una reazione fisica. Il reagente X si trasforma da X a X' all'interno del contenitore Y spostandosi su un asse temporale da t a t'. Da un lato questo è limitante per il singolo (atomo/persona), che non ha nessuna possibilità di vivere il "sogno napoleonico" di modificare il percorso della reazione, deciso dalla massa critica; d'altro canto, tale procedimento non ostacola la "libertà della particella singola" (atomo/persona) di deviare dal percorso principale delle altre particelle, garantito dalla massa critica di cui sopra. Questo ragionamento vi sembrerà meno convoluto dopo aver visto il finale -promesso!- criticato da più recensori come "buonista", e difeso invece dalle attuali teorie statistico-entropiche. 
Promesso a pieni voti, con lode.
Nota di stile: il pianeta che si avvicina all'atmosfera e incombe ogni giorno di più è stato probabilmente ripreso da L. Von Trier nel successivo Melancholia.

4 commenti:

  1. A me è piaciucchiato, non mi ha convinto appieno. Il paragone con Melancholia mi pare solo visivo, lo sviluppo è opposto. Von Trier, depresso con manie di grandezza, ha bisogno di un intero altro pianeta per distruggere la Terra, giusto per mettere bene in chiaro sin dall'inizio che non c'è alcuna via di scampo. Per gli stessi motivi caratteriali, non credo nemmeno che Von Trier avesse saputo di questo film. Come racconta nelle sue interviste, conduce una vita miserevole e non credo che abbia voglia di guardare produzioni indipendenti americane.

    Qui Terra2 è usata come mondo parallelo, e dunque consiglierei il confronto con The rabbit hole, che secondo me ha una sceneggiatura più robusta.

    Vorrei dire che non sono d'accordo con la tua spiegazione, devo ammettere invece che non l'ho capita :D Per quel che mi ricordo, Asimov non ha trattato mondi paralleli nella serie della Fondazione, e dunque non riesco a pensare una applicazione della psicostoria in questo contesto.

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  2. Non ho visto The rabbit Hole, provvederò!

    Per quanto riguarda la mia interpretazione: vero, Asimov non ha mai parlato di mondi paralleli. Ovviamente un vero mondo parallelo è una cosa di cui non si dovrebbe parlare perché non si incontra mai (essendo PARALLELO). Qui la Terra2 doveva essere un "parallelo convergente" -sto cercando di non fare battutacce politiche- visto che piomba in testa alla Terra1, dunque una sorta di "anomalia della matrix", o una specie di sogno plotinico.
    A parte questo, se Terra 1 e 2 sono copie uno dell'altro, dal punto di vista della temporalità storica possiamo rappresentarli come unico pianeta, con una Storia che va da A verso A', cioè con le sue tappe storiche fondamentali conservate sostanzialmente uguali (anche su Terra2 avranno avuto la guerra dei 100 anni, l'olocausto etc).
    Ciò che Asimov dice, relativamente ad 1 universo, è che esso si sposta dal punto A al A' grazie ai movimenti di una massa critica, ok? Quindi, se io sdoppiassi l'universo, gli atomi di ognuno dei due potrebbero seguire traiettorie lievemente differenti (la libertà individuale) che tuttavia non spostano il punto di arrivo finale (nel quadro della massa critica).
    E' più chiaro?

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    1. OK, capito. Ragionamento che può essere usato per spiegare il senso di un possibile mondo parallelo (e quindi infiniti, a ben vedere) che si discosti dal nostro solo per minime variazioni. Come noti anche tu, resta l'indigeribilità dell'incontro tra questi mondi. E' la bellezza e la dannazione delle svariate teorie che li descrivono.

      A mio parere, forzare l'incontro tra i due mondi è una debolezza della sceneggiatura, che infatti poi non sa cosa farsene dell'incontro.

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  3. Sega scena musicale http://vimeo.com/32468922

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