Donnie Darko


Donnie è un adolescente del Midwest americano, carino, maturo e tenero. Ha solo un problemino, che secondo la sua psicoterapista è una forma di schizofrenia paranoide (oh-la-la, che etichetta altisonante!), per cui assume psicofarmaci e subisce ipnoterapia con dubbio beneficio. La sua famiglia lo ama nonostante i suoi problemi, ricambiata, ma i sonni del protagonista cominciano ad essere turbati da un coniglio antropomorfo che lo salva dalla inspiegabile caduta di un reattore aereo sulla sua camera da letto, gli predice la fine del modo entro 28 giorni e lo incita ad atti sempre più pericolosi e violenti, dall'allagare la scuola a dar fuoco al domicilio di uno degli insegnanti. Mentre procede per queste irte vie, inizia a interessarsi dei viaggi nel tempo e di dimensioni parallele, fino a visualizzare i wormhole, correnti energetiche/portali spazio-temporali che procederebbero dal petto di ogni umano dimostrando come la rotta di ognuno di noi sia già scritta. Di tutto ciò si era occupata, anni prima, una ex-insegnante della sua scuola, ora indementita, che gli rivela come ogni essere vivente muoia solo. Vi sembra complicato? Be', poi si ingarbuglia di più, ma il resto non ve lo dico.
Donnie, con tutte le sue complessità e stranezze, ognuna sottolineata da un altro personaggio (insegnante di scienze-wormhole, di letteratura-ribellione alla società degli adulti, di ginnastica-ribellione alla morale bigotta), sembra il più savio in circolazione, in particolare se paragonato ad altri rappresentanti della fascia adolescenziale qui presenti, come la fidanzata.
Come questo film sia diventato un cult non mi è ancora chiaro, perché ha una trama farraginosa che tende nel finale allo sconclusionato. Vero è però che ha un cast di tutto rispetto (Jake e Maggie Gyllenhaal, P. Swayze, D. Barrymore, N. Wyle, M. McDonnell e J. Malone), un'atmosfera intrigante e delle inquadrature interessanti; ha anche l'indubbio pregio di dare un affresco dell'immaginario adolescenziale, tutto concentrato su morte, solitudine, valore assoluto della relazione interpersonale.
E', infine, un film profondamente post-moderno nel suo essere prodigo di citazioni e hommages non solo cinematografici. In ordine sparso, quelli che mi hanno più colpito: le riprese delle corse in bicicletta di notte (anni Ottanta, dalle parti di E.T.), Ritorno al Futuro con i viaggi nel tempo, ma anche le correnti filosofiche neoplatoniche, con migliaia di mondi paralleli, fino alla trilogia di Pullman Quelle Oscure Materie (Nonna Morte e la sua storia di ex-suora somigliano un po' troppo a Mary Malone!), Tolkien e il suo Cellar-Door, G. Green -confuso dall'ignorante prof di ginnastica con L. Green di Bonanza, Il giardino delle Vergini Suicide (comunque di molto superiore, a mio avviso, e che può vantare una colonna sonora molto migliore), i quadri di Escher, Il sesto senso con il suo "Vedo la gente morta", un finale in cui gli eventi del tempo parallelo non sono più ricordabili, ma sembrano essere conosciuti dall'inconscio (Film Blu, Sliding Doors). Mi dimenticavo dei Puffi.
Interessante, forse sopravvalutato.

Commenti

  1. Anche a me sembra sopravvalutato. Vedibile, ma non capisco come mai sia così popolare.

    Alla lunga lista delle citazioni, aggiungo Harvey, bizzarro film del '50 con Jimmy Steward protagonista che ha per amico, guarda caso, un coniglio gigante, invisibile, e chiacchierino.

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  2. Sopravvalutatissimo, direi!!!!

    Saluten

    angela

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