The ambassadors


Strether ha attraversato l'Atlantico per riportare a casa il figliol prodigo della sua non giovanissima fidanzata, la vedova Newsome. Chad ha lasciato casa e famiglia a Woollet, un paesino del Massachusetts, per trasferirsi a Parigi, dove è trattenuto, secondo i suoi parenti, dalle mire di una donna malvagia e corrotta. Pronto a trovare uno scioperato perditempo, Strether fatica a riconoscere il ragazzotto provinciale nel nuovo Chad, un essere evoluto e raffinato, intelligente, circondato di artisti e letterati, innamorato -ricambiato- di una donna di maniere impeccabili e mente pronta. Peccato abbia qualche anno di più, un marito e una figlia invaghita del giovanotto. Mentre il futuro patrigno si fa "corrompere" dal fascino sotterraneo del Vecchio Mondo, dalla sua eleganza decadente e dalla sua malinconia, un secondo drappello di ambasciatori viene inviato: la sorella di Chad, Sarah, con il marito e la cognata. In questo caso l'incontro è destinato allo scontro, perché Sarah è molto meno suscettibile alle lusinghe della Ville Lumière...
The Ambassadors è uno degli ultimi libri della produzione di James, caratterizzato da un'estrema complessità sintattica che fa da contrappasso alla semplicità cristallina dell'assunto tematico: non è semplice conciliare più che superficialmente la mentalità vetero-europea, ripiegata su se stessa e sul culto della bellezza, con l'atteggiamento iperpositivo, produttivo e aggressivo del Nuovo Mondo. Vivere plurime esperienze con mente aperta è la sola via possibile per decidere autonomamente del proprio futuro, quale che sia. Mi ha colpito che temi così delicati e profondi siano stati affrontati senza tragicità, e con grande spirito autoironico.
L'aspetto stilistico è forse il più interessante, denso di paragrafi convoluti, doppie negazioni, latinismi e anacoluti: se da un lato la trama ricorda i lavori di Edith Wharton, se ne discosta proprio per il passo andante con brio (M.me Olenska è molto più malinconica di M.me de Vionnet, e-infatti- perdente) e il barocchismo del periodare. Sembra che James, affetto da un disturbo ingravescente del linguaggio, dettasse ad una dattilografa una lingua che prefigura, per alcuni versi, il flusso di coscienza.

Commenti

  1. romanzo affascinante
    è stato mio figlio (da quando vive a Londra ha scoperto James e lo ha letto praticamente tutto) a farmelo scoprire
    trovo divertente il ritratto dei puritani venuti dal serissimo Massachusetts di fronte alla raffinatissima Parigi
    qualche anno prima O. Wilde aveva scritto "gli americani buoni, quando muoiono, vanno a Parigi; quelli cattivi restano in America"

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