lunedì 6 febbraio 2012

The ambassadors


Strether ha attraversato l'Atlantico per riportare a casa il figliol prodigo della sua non giovanissima fidanzata, la vedova Newsome. Chad ha lasciato casa e famiglia a Woollet, un paesino del Massachusetts, per trasferirsi a Parigi, dove è trattenuto, secondo i suoi parenti, dalle mire di una donna malvagia e corrotta. Pronto a trovare uno scioperato perditempo, Strether fatica a riconoscere il ragazzotto provinciale nel nuovo Chad, un essere evoluto e raffinato, intelligente, circondato di artisti e letterati, innamorato -ricambiato- di una donna di maniere impeccabili e mente pronta. Peccato abbia qualche anno di più, un marito e una figlia invaghita del giovanotto. Mentre il futuro patrigno si fa "corrompere" dal fascino sotterraneo del Vecchio Mondo, dalla sua eleganza decadente e dalla sua malinconia, un secondo drappello di ambasciatori viene inviato: la sorella di Chad, Sarah, con il marito e la cognata. In questo caso l'incontro è destinato allo scontro, perché Sarah è molto meno suscettibile alle lusinghe della Ville Lumière...
The Ambassadors è uno degli ultimi libri della produzione di James, caratterizzato da un'estrema complessità sintattica che fa da contrappasso alla semplicità cristallina dell'assunto tematico: non è semplice conciliare più che superficialmente la mentalità vetero-europea, ripiegata su se stessa e sul culto della bellezza, con l'atteggiamento iperpositivo, produttivo e aggressivo del Nuovo Mondo. Vivere plurime esperienze con mente aperta è la sola via possibile per decidere autonomamente del proprio futuro, quale che sia. Mi ha colpito che temi così delicati e profondi siano stati affrontati senza tragicità, e con grande spirito autoironico.
L'aspetto stilistico è forse il più interessante, denso di paragrafi convoluti, doppie negazioni, latinismi e anacoluti: se da un lato la trama ricorda i lavori di Edith Wharton, se ne discosta proprio per il passo andante con brio (M.me Olenska è molto più malinconica di M.me de Vionnet, e-infatti- perdente) e il barocchismo del periodare. Sembra che James, affetto da un disturbo ingravescente del linguaggio, dettasse ad una dattilografa una lingua che prefigura, per alcuni versi, il flusso di coscienza.

1 commento:

  1. romanzo affascinante
    è stato mio figlio (da quando vive a Londra ha scoperto James e lo ha letto praticamente tutto) a farmelo scoprire
    trovo divertente il ritratto dei puritani venuti dal serissimo Massachusetts di fronte alla raffinatissima Parigi
    qualche anno prima O. Wilde aveva scritto "gli americani buoni, quando muoiono, vanno a Parigi; quelli cattivi restano in America"

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