sabato 7 gennaio 2012

Nuovomondo


Il fenomeno migratorio verso gli Stati Uniti che coinvolse tanti nostri conterranei nei primi anni del Novecento è stato oggetto di numerosissime opere cinematografiche, ma mai in modo così poetico come in quest’opera che ha portato la notorietà al suo autore, Crialese.
La famiglia Mancuso si imbarca sul transatlantico che la porterà ad Ellis Island, dopo aver ricevuto i doni dell’intero paesello (compresi i vestiti “buoni” che il camposantaro recupera dalle salme) e accolto le speranze di tutti i familiari. A loro si aggrega Lucy, giovane ed elegante donna inglese che non può entrare da sola in America: le occorre infatti un marito che le permetta di sorpassare l’ultimo scoglio della dogana, e ottenere un passaporto. Durante la traversata, Salvatore, il capofamiglia, si innamora di lei, anima gentile e colta in cerca di emancipazione, che sfugge con pertinacia alle insistenze dei tizi equivoci che la qualificano erroneamente come ragazza leggera. All’arrivo a New York, però, il periodo di quarantena comprende prove ed esami volti a eliminare ogni tipo di malattia trasmissibile, virale o genetica, tra cui si comprende la stupidità: What a modern vision, dice con inosservato sarcasmo Lucy agli ispettori sanitari.
La strada per raggiungere questa terra recente era irta di ostacoli, il che rendeva assolutamente favolistica la rappresentazione che i nostri migranti se ne davano: Salvatore si immagina una terra dove scorre latte e miele, prodiga di frutti, dove carote e cipolle enormi soddisfano le necessità di tutti. Lucy (ottima C. Gainsbourg) ha un’idea più realistica, e senz’altro aiuterà il suo amico a trovare il suo posto nel Nuovo Mondo. Pieno di lirismo e ironia, questa è una delle più belle opere sull’argomento, e una delle poche che, nonostante tutto, dimostri un certo ottimismo senza nascondere le amarezze che affrontano tutti coloro che sono costretti a lasciare la propria terra per cercare miglior sorte.

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