giovedì 1 dicembre 2011

Il Giardino delle Vergini Suicide

I coniugi Lisbon hanno cinque figlie belle e bionde, tra i tredici e i diciassette anni, da loro costrette a vivere dentro una campana di vetro. Quando una strana malattia inizia a corrodere gli olmi del quartiere, la più piccola, Cecilia, tenta il suicidio, e ai genitori viene consigliato di lasciare maggiore libertà alle raagazze, perché imparino ad esprimersi meglio al mondo circostante; peccato però che nessun progetto potrebbe essere più inviso alla madre (K. Turner) controllante e al padre (J. Wood) assente e svagato. Cecilia persiste nel suo intento e si getta dalla finestra impalandosi sulla ringhiera del giardino, che diventa la principale imputata della tragedia.
Le altre quattro ragazze riprendono a frequentare la scuola, ma hanno
evidenti difficoltà di integrazione e sembrano ignorare volutamente il loro enorme lutto. La più bella e intraprendente, Lux (K.Dunst) si lascia coinvolgere da Trip (J.Hartnett), giocatore di football corteggiatissimo, lo accompagna al ballo della scuola e fa l'amore con lui sul campo da gioco, ignorando il coprifuoco e scatenando la dura repressione della madre, che le reclude in casa fino al tragico epilogo.
Tante, tante sfumature si colgono nell'opera prima di questa dotata figlia d'arte, Sofia Coppola: la critica alla società chiusa degli anni Settanta -e a quella ipocrita di oggi, il metaforico virus che tutto trasforma in palude verdastra, la mancanza di significato delle piccole azioni quotidiane, il vuoto disperante della struttura familiare tradizionale non sostenuta dall'affetto, ma basata sulla routine. Soprattutto, però, c'è un'incredibile affresco dell'adolescenza, di un suo aspetto particolare che si conosce se si è state delle ragazzine di quattordici anni: una percezione sottilmente alterata della realtà, filtrata da una condizione di straniamento; una sorta di astenia spirituale di profondo valore conoscitivo, che avvicina al mistero della Morte e del Dolore e dell'Amore, una struggente melancolia magnificamente espressa dalla colonna sonora (Air). Parlo di quel tempo di sospensione in cui il colore delle foglie di un albero è sufficiente per provocare il pianto, ci si commuove per strani deja-vu e nessuno sembra penetrare i nostri sentimenti: Sofia l'ha descritto con maestria, seppur con accenti esasperati, usando una fotografia a metà tra Meisel e Aldridge -poeti visivi dei desideri inconfessabili dell'animo femminile.

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