martedì 22 novembre 2011

Rocky


Come in Invictus, appena recensito, anche in Rocky lo sport è un mezzo e non un fine, in questo caso di riscatto sociale e morale per il cupo protagonista.

Stallone, all'epoca ancora poco conosciuto, interpreta il boxeur più famoso della storia del cinema, che lui stesso creò, essendo anche sceneggiatore (e candidato alla Statuetta degli Academy per entrambi i ruoli di screenwriter e attore): fin dai primi minuti delinea un tipo di antieroe molto amato nei bui anni Settanta, cupo, incolto, stropicciato e poco educato, ma desideroso -in fondo-di trovare in sé una scintilla che lo renda degno di ideali più alti.
Tra strade oscure, albe grigie e palestre maleolenti, la timida e bruttina Adriana incarna per questo bullo di periferia l'eco dello StilNovo, un'essenza beatificante che lo spinge a pretendere qualcosa di bello dalla sua vita, ad abbandonare la piccola criminalità e a ricercare una vera dignità; comincia così il suo percorso di scale faticosamente ascese, lividi, orripilanti drinks di uova crude e frollature di quarti di bue fatte a mano nelle grandi sale frigorifero del quartiere (la sola inquadratura del macello vale da sola tutto il film).
Tutto ci parla in Rocky di cinema indipendente di altissimo livello, dai chiari segnali di un budget esiguo ma ottimamente impiegato, ai vestiti/acconciature degli attori, al viso poco espressivo di Adriana. Una volta nella vita tutti ci siamo chiesti, credo, cosa avesse di speciale questa commessa scialba, da far gridare "Adriana, Adriana" al pugile, sconfitto ma felice di aver resistito fieramente: niente, non è speciale. E' vera, è una donna come tante altre che amano e sono amate da uomini veri, di un amore vero. Perciò si merita le urla liberatorie e soddisfatte e tristi e sollevate del sanguinante energumeno sopravvissuto sul ring.
Oscar come Miglior Film, Miglior Regia e Montaggio, più altre nominations sparse, tutte meritate; indimenticabile la colonna sonora.

1 commento:

  1. concordo
    Rocky è stato la bandiera di noi gente comune (lo stesso vale per Adriana, timida e bruttarella): non è un supereroe (incassa una grandinata di cazzotti e, realisticamente, non vince) ma è VERO
    questo spiega la sua incredibile popolarità

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