Lady Susan



Riprendiamo il tema dei romanzi epistolari con questo piccolo esemplare a prestigiosissima firma di Jane Austen. Oltre ai sei romanzi più noti (cinque dei quali già da me precedentemente recensiti su questi schermi) la zia J. ha lasciato anche qualche bozza e questo divertissement giovanile, che ha come maggiore peculiarità quello di ritrarre con affetto una “cattiva”.
Lady Susan è una giovane vedova straordinariamente bella e affascinante, di poca cultura e ancor minore ricchezza, ma grande eloquio e ambizione. Ha una figlia, suo grande cruccio poiché non le somiglia in nulla, che vorrebbe veder sposata a un ricco sciocco; ha una serie di spasimanti che ha sottratto alle donne che l’hanno ospitata per mesi in casa loro; ha una carissima amica cui il marito ha formalmente proibito di frequentarla, a causa della sua meritatissima cattiva fama.
Con questa corposa dote fa il suo ingresso nella casa del fratello del defunto consorte, dove i suoi raggiri sono frenati dalla prudentissima e pedantissima cognata.
Siamo pur sempre in un romanzo di zia J, perciò sappiamo di non doverci aspettare inconsueti schiaffi alla morale corrente: Madame la Marchesa de Merteuil non abita questi lidi e la vera malvagità non tange i nostri -al confronto ingenui- protagonisti. Parimenti sospettiamo che il tutto finirà con un numero imprecisato di riusciti matrimoni, ma l’evidente simpatia che è rivolta all’eroina protofemminista più spudorata dell’intera produzione austeniana è ulteriormente sottolineata dall’impareggiabile ironia della chiusa. Tutto è bene quel che finisce bene, tutto è bene quello che è scritto da Jane Austen: mai ci si potrà rammaricare a sufficienza della sua prematura dipartita.

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