Il Marchese del Grillo


Monicelli aveva già utilizzato, con L'Armata Brancaleone e Brancaleone alle crociate, un'epoca remota per parlarci dei vizi dell'Italianità.
All'inizio dell'Ottocento lo Stato Pontificio è guidato da Pio VII: alle sue porte Napoleone bussa con insistenza, inviando frotte di giovani innamorati del loro minuscolo imperatore-soldato. Il Marchese Onofrio del Grillo è un nobile della Roma papalina che impiega largamente i suoi denari e le sue giornate in beffe perpetrate a spese degli accattoni del quartiere, della sua anacronistica famiglia, della sua amante popolana e anche del Reverendo Padre.
Nulla lo fa recedere dai suoi propositi di irrisione, poiché tutto è concesso al potere e alla ricchezza: se, da un lato, Onofrio si interroga, a volte con malinconia e amarezza, sulle sorti di questa giustizia calpestata, dall'altro non fa rinunce sull'altare dell'equità, rendendo volutamente sterile la sua perenne provocazione, ben riassunta dal "Mi dispiace, ma io so' io, e voi... non siete un c..o!". Lo stesso vale per la critica implicita alla struttura dello Stato Vaticano, ove la corruzione albergava più della fede, riconosciuta tuttavia come struttura molto più salda di imperi pur fondati (teoricamente) sui nobili ideali di libertà-uguaglianza-fratellanza: in fondo, l'imperatore prima o poi cadrà, mentre "dopo un Papa, se ne fa sempre un altro".
Questa allegria sfacciata così ostentata dalla classe dominante vi ricorda qualcuno? E' bene ricordare come la pellicola risalga al 1981, dimostrando che -fatto questo assai angosciante- l'atteggiamento del Marchese è radicato nel potente italiano, non è un accessorio di un personaggio transitorio; altrettanto angosciante è la rassegnazione quasi divertita con cui gli astanti beffati, dai clientes in attesa di elemosina al papa, accolgono i suoi abusi.
Alberto Sordi, principe della scena dalla prima all'ultima inquadratura, rappresenta meravigliosamente, con feroce sarcasmo il curioso coacervo di cultura, generosità (ché il Marchese è filosofo assai fine, badiamo, tutt'altro che sciocco, e capace peraltro di inaspettate generosità) e volgarità, gratuita crudeltà, inaffidabilità di cui l'Italia fa mostra.

Commenti

  1. concordo
    Sordi-Grillo è un cinico figliendrocchia, ma non si riesce a odiarlo fino in fondo; è troppo italiano...

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  2. Io ho visto il solito quasi immenso Sordi, e mi sono divertito. La critica sociale non era da lui, ma Monicelli la inseriva dappertutto.

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