domenica 10 luglio 2011

Otto e Mezzo

Incredibilmente e vergognosamente tardi faccio conoscenza con Fellini e comincio con 8 ½, il suo ottavo film (più un “mezzo”, in condivisione), in cui uno stanco e nauseato regista tenta di dirigere un film, circondato da una pletora di attori, amici e conoscenti.
Di cosa parla il film? Forse non lo sa neanche il regista. Magari parla della sua vita, scandagliata non tanto nei meri fatti, quanto nei suoi ricordi d’infanzia e nelle sue attuali elucubrazioni, filmate come un flusso di coscienza cinematografico. Si è detto spesso che 8 ½ sembra una seduta psicanalitica, e mi sembra che indaghi tra gli altri alcuni nodi cruciali che la società degli anni Sessanta si trovava ad affrontare:
1. il rapporto con il Divino, mediato da una Chiesa Cattolica che non sembrava sempre all’altezza del compito, occupata com’era a definire i suoi rapporti con la politica e a guidare le coscienze usando come guinzaglio il senso di colpa (permettetemi di citare la poco dotta Steph Plum: “quando ricevi un’educazione cattolica, il senso di colpa rimane anche dopo che se n’è andata la fede”. Purtroppo è stato così per molti…). Per tanti versi sembrava più efficace affidarsi all'occultismo, che almeno pffre una percezione intuitiva dell'Asa NIsi MAsa;
2. il peso delle aspettative degli ALTRI: genitori, amici, commendatore, produttore, moglie, amante, tutti hanno delle aspettative tradite su cui recriminare;
3. le relazioni con le donne: il senso di possesso, il delirante desiderio di autoaffermazione su una teoria di figure sottomesse, il rispetto per l’unica donna che non diviene oggetto sessuale (R.Falk), la sublimazione di fanciulle inesistenti, fatte della materia di cui sono fatti i sogni.
Questa moltitudine di elementi si accavalla nel susseguirsi di scene”reali” e oniriche, le prime caratterizzate più spesso da brume buie e atmosfere notturne, le seconde invece sorprendentemente più placide e luminose, piene di vestiti bianchi e ariosi.
Mastroianni, Milo, Aimée, Cardinale, Falk e anche i più piccoli comprimari sono pressoché perfetti, ma la perla definitiva di questo capolavoro entusiasmante è la colonna sonora di Nino Rota, una marcia da circo orchestrata in Modo Minore, in modo da apparire cinica e malinconica, ironica e terribile.



2 commenti:

  1. Fellini e' unico, ma oggi ci sono gli unici di oggi. :)

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  2. Grazie per avermi dato altri spunti di riflessione su uno dei film che adoro di più, anche se l'ho visto una sola volta.

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