Lisbona - parte seconda

Dopo una settimana di ferie, pure e bellissime ferie, oggi il grande momento del primo speech in inglese è arrivato. Non pensavo che mi sarei sentita a disagio nel parlare in lingua straniera in un microfono, ma non posso negare di aver esperito una tensione che non mi è abituale... comunque nessun fischio e nessuna evidenza di russamento, stanotte posso dormire tranquilla.

Ancora non riesco a capacitarmi invece delle meraviglie che ho scoperto negli angoli più impensati di questa città, la vera perla di un impero perduto, malinconico e pieno di dignità, che non si strappa i capelli né si batte il petto, ma piange silenziosa il suo passato glorioso. Ecco in due parole cos'è la saudade, e per capirlo bisogna andare a sentire il fado, cioe il fato, il canto popolare di qui. Noi abbiamo avuto l'incredibile fortuna di sperimentarlo in una bettola dell'Alfama che non pensavo di vedere mai nell'attuale omologazione turistica: A Baiuca (la buca, suppongo) è un'osteria con circa venti posti, distribuiti in quattro tavolacci. Ci si siede dove c'è un posto vuoto, non importa vicino a chi, e si beve vino rosso in brocca dentro bicchieri di vetro cosi spesso da non rompersi cadendo in terra. Mentre mangiamo ottimi piatti a base di pesce, cipolla e uova, la cantante passeggia per i tre metri a sua disposizione, parla con noi mentre canta -come se la capissimo, e per alcuni, autoctoni, ècosì-, chiacchiera con il chitarrista e il mandolinista, viene interrotta da improvvisati duetti con i passanti che infilano la testa dentro il ristorante attratti da una melodia che riconoscono. Se sono bravi e costruiscono un bel numero, il padrone offre loro un caffé, o una Ginjia, il liquore di ciliegia che spopola nei peggiori bar di Lisboa (non è vero, spopola in tutto il Portogallo, ma era divertente citare!). Génial!

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