Apocalipse Now




Il colonnello Kurtz è un uomo geniale, un eroe di guerra, un soldato coraggiosissimo. Ma è anche assolutamente folle. Il capitano Willard è profondamente turbato dalle atrocità che ha già visto in Vietnam, si trascina tra fumi d'alcool e altri paradisi artificiali, finché non gli ordinano di uccidere il colonnello, che ha formato una sorta di dittatura in territorio cambogiano. Parte perciò per un viaggio coatto attraverso la pazzia della guerra, scortato da militari dalla psiche rinserrata in un delirio nato per proteggerla da una realtà troppo disgustosa. Massimo esemplare di questa razza di esaltati, il tenente colonnello Kilgore (Robert Duvall), che conduce la carica dei suoi sulle note di Wagner, organizza uscite di surf nel mezzo di un’incursione e pronuncia il celebre, agghiacciante monologo su quanto adori l’odore del Napalm al mattino… odora di vittoria. Di vittoria! Che ironia, per una delle più grandi sconfitte americane di tutti i tempi.
Willard si interroga incessantemente sul significato delle azioni di Kurtz e sull’oscuro, magnetico fascino che esercita sugli altri: già diversi sono stati inviati a compiere la sua missione, fallendo alcuni, convertendosi alla sua causa altri. Tale è la forza di questa figura superomistica, che travalica qualunque legge umana e divina, da mesmerizzarci col suo solo fantasma, finché non lo incontreremo negli ultimi trenta minuti di film.
Dopo esserci lasciati alle spalle l’ultimo baluardo americano, un ponte semidistrutto, con un attacco disordinato al limite della disgregazione (“Ma chi è l’ufficiale al comando?” chiede Willard. “Ma, non è lei, signore?” gli risponde il suo sottoposto), arriviamo infine in Cambogia (il cui solo nome basta a evocare ulteriori inenarrabili atrocità), dove Kurtz vive ed impera, in uno stato di alienazione invasata, desideroso di autodistruzione.
Marlon Brando, alla sua ultima magistrale interpretazione, rende palpabile l’odore di morte lenta che ha corroso l’anima del colonnello, preparandolo ad una morte sacrificale (altra sequenza notissima, in parallelo con l’uccisione di un enorme bovino) che lo liberi, infine, dall’orrore… l’orrore.
Quest’opera rasenta la perfezione: dall’interpretazione magistrale degli attori, alla regia illuminata e sfiduciata di Coppola, al montaggio, ala colonna sonora, ai dettagli di feroce sarcasmo (come i bunnies di Playboy sugli elicotteri da bombardamento), alle riprese di una natura ostile, capacissima di mostrare i denti se attaccata, alla crudeltà demente che non vorremmo considerare umana, se non ci fossero purtroppo così tanti esempi del suo appartenere a questa nostra razza infelice. Un capolavoro assoluto.

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