giovedì 17 marzo 2011

Il discorso del re

Nel centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia non ho avuto il coraggio di avventurarmi tra la folla che ha -prevedibilmente- invaso la mia bellissima Torino, tutta tirata a lucido per l'occasione, e mi sono rilassata con il film pluripremiato agli Oscar prima di "regalarmi" insieme a mezza nazione il Nabucco diretto da Muti.

Il secondogenito di Gorgio V (quello che aveva dato il nome ad un'epoca, ad un'architettura pesante e a una serie di poltrone di gusto discutibile, per intenderci) era Bertie, un uomo timido, colto, preparato negli affari di stato e vergognosamente balbuziente. Il primogenito David non aveva nessuno di questi fardelli da portare, non essendo né timido, né balbuziente né tantomeno capace di farsi carico delle incombenze della vita reale, che abbandonò poco dopo la morte del padre per dedicarsi a Wallis Simpson.

Bertie cerca dalla gioventù di ovviare a questa balbuzie che lo allontana da un popolo ormai raggiungibile via etere e che vede nel sovrano principalmente una figura semi-attoriale preposta a tradurre in forme comprensibili le decisioni oscure di un parlamento peraltro autonomo; la moglie scova per lui un logopedista dai metodi alternativi, il signor Logue, che per anni affianca il futuro re, accompagnandolo nei momenti cruciali del suo mandato, dall'incoronazione al discorso di esortazione che inaugurava la tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

Pervaso di un umorismo adorabile che è senz'altro il suo punto di forza, Il discorso del re è un ottimo film dall'impianto solido e coerente con tre attori bravissimi. Geoffrey Rush dà vita e allegria al suo personaggio, Helena Bonham Carter è credibilissima nel ruolo di sovrana dolce e innamorata di suo marito come poche regine hanno avuto la fortuna di essere. Colin Firth meritava l'Oscar? Decisamente sì. Ottima la sua prova, riesce ad infondere umanità e fine ironia a questo personaggio ingessato e, in fondo, buono e coraggioso.

Sono gli altri Oscar a lasciarci perplessi: Sceneggiatura originale? Ma se è la "romanzatura" di una storia vera! Miglior Film, che ruota intorno al conflitto padre/figlio di un secondogenito meno ignoto di altri, mentre fuori dalla finestra imperversa il Nazismo? Miglior Regia, ad un film che si regge sulla recitazione dei tre protagonisti? Mah... ai posteri l'ardua sentenza.

3 commenti:

  1. Anch'io sono rimasta stupita della premiazione per la miglior regia a Hooper, ad esempio i primi piani non riuscivo a capirli: perché il volto deve stare lateralmente e non al centro dello schermo? Bisogna ammirare le pareti o cosa? E poi a inizio film io ho visto un microfono in alto!!

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  2. great british humour.
    anche se la medicina ufficiale con lo stratagemma dei 7 cubetti di ghiaccio non fa una grande figura..

    Flora (ebbene sì, finalmente sono andata al cinema a vederlo!)

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