Il clan dei siciliani


Roger Sartet è ancora giovane, ma la sua fedina penale è già di tutto rispetto e rivela una natura tendenzialmente violenta e poco irregimentata. Fuggito di prigione, contatta la famiglia siciliana Malanese per mettere a segno un grosso colpo che gli permetta un decoroso pensionamento dalle sue truffaldine attività: grazie ad informazioni ottenute in un suo precedente soggiorno in carcere vuole sottrarre il meglio della gioielleria francese da una mostra a Palazzo Borghese. Alle calcagna ha l'ispettore Le Goff, irreprensibile difensore dell'ordine alle prese con uno sfortunato tentativo di disassuefazione dal fumo.
Il clan coinvolge anche un boss americano e il colpo va a buon fine nonostante vari imprevisti, che costringono i nostri antieroi a dirottare un aereo in volo verso New York, ma Roger firma la sua rovina facendosi coinvolgere in una relazione con la moglie di uno dei figli del capoclan, unica francese della famiglia, e il delitto d'onore trascina con sé la prigionia per tutta la famiglia.

Il film ha una bella confezione, con un cast spettacolare (A. Delon, J. Gabin, A. Nazzari, L. Ventura) e colonna sonora firmata da Morricone, alle prese con un tema musicale ironico non privo di una punta di cattiveria. Vanta un paio di scene cult: l'uccisione di un pesce tramite sbattimento su uno scoglio, in cui Delon tenta un approccio non proprio sottile con l'unica donna che non dovrebbe sfiorare neppure col pensiero, e il dirottamento dell'aereo con atterraggio su un'autostrada in costruzione. L'azione però non decolla, la trama sembra sempre trascinarsi intorno a degli italiani statici dall'onore monolitico e dei francesi sessuomani che fanno naufragare un progetto ispirato per una scappatella neppure consumata. Nessun grande amore passionale, solo una storiella sbagliata in una famiglia sbagliatissima. Poco coinvolgente.

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