venerdì 4 febbraio 2011

Il Divo

Andreotti ha avuto un sacco di nomignoli: da Il Divo a Belzebù, nulla l'ha mai destabilizzato, mai ha sporto querela... per due motivi: perché ha un grande senso dell'ironia, e perché ha un enorme archivio; quando tira un ballo detto archivio tutti coloro che debbono tacere si tacciono, e nulla accade di ulteriormente spiacevole.

Bellissimo film di Sorrentino, esplora una porzione buia e immobile del nostro recente passato, in cui all'apparenza non sembra essere successo alcunché di così storicamente straordinario. Sembra però che gli Italiani vivessero nella paura: è stata l'epoca delle grandi stragi, dall'omicidio di Moro alla strage di Capaci e tutte le altre morti per mafia che la precedettero e la seguirono.

Toni Servillo è geniale nella recitazione -nell'incarnazione, è più calzante- del deus ex machina che nel bene e nel male sembra essere stato il nostro più grande statista dopo Cavour, attorniato da una corte di equivoci figuri, dall'allure quantomeno inquietante nei palazzi del potere romano. La colonna sonora è scelta con cura certosina e si adatta ad ogni singola inquadratura come un guanto d'alta fattura: paradigmatica la sequenza dei ministri andreottiani schierati al suono del Carnaval des animaux di Saint-Saens.

Penalizzato dall'uscita contemporanea al più gettonato Gomorra, Il Divo è ad esso superiore per costrutto, capacità registica e montaggio. Da vedere.

1 commento:

  1. Sottoscrivo...Servillo "incarna"...è il termine giusto :D
    Rivisto recentemente (W la7) è un film sempre bello, arguto, intelligente.

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