Barry Lyndon


Barry è un giovane irlandese bello e passionale, che inizia la sua vita adulta con un duello per una donna che non lo ama. Costretto alla fuga si arruola nell'esercito inglese, allora schierato con quello prussiano contro i rivoluzionari francesi, ma incontra solo umilazioni e tristezza. A seguito di un tentativo di diserzione si ritrova milite prussiano: dalla padella alla brace. Attraverso alterne vicende si affranca dal milieu marziale, per divenire giocatore d'azzardo al seguito di una vecchia spia inglese; perso ormai il romanticismo della prima età individua, grazie a questa professione poco nobile, una donna buona, bella e ricca che lo sposa e fa voto di mantenerlo vita natural durante: per ricambiarla di tanta generosità Barry -che, assunto il cognome della sposa, ora si fa chiamare Barry Lyndon- la tradisce ad ogni pié sospinto e ne sperpera i lauti possedimenti. Unica sua qualità è l'essere un buon padre, fino a quando l'amato figlio non cade da cavallo...

Non c'è eroe alcuno nel racconto visivo di Kubrick (tratto dal romanzo di Thackeray), non ci sono lampi di luce in quest'epoca di Lumi, ma solo candele: quelle usate dal regista per dare alla fotografia quel carattere perlaceo e naturale che ricorda Canaletto e i Vedutisti e che ha meritato un Oscar; le scenografie spiccatamente pittoriche, i costumi e la colonna sonora si sono aggiudicati gli altri tre. Bello e freddo, il film sembra inneggiare ad una profonda sfiducia verso l'essere umano, parzialmente mitigata dall'ironia sottile della voce narrante e della musica da camera.

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