Mansfield Park

Fanny Price è figlia di una famiglia povera e numerosa, accolta in casa dei Bertram, parenti benestanti che necessitano di una ragazza di servizio. Non particolarmente bella, cerca di farsi amare con la sua modestia, il desiderio di apprendere –frustrato, per evitare spiacevoli confronti con le cugine ignoranti- e il lavoro indefesso; giunge inoltre a provare un tenero sentimento per Edmund, il figlio cadetto degli zii. In occasione di un’assenza di Lord Bertram, giungono in paese i fratelli Crawford, Mary ed Henry: mentre la prima si interessa ad Edmund, Henry corteggia le due figlie del padrone di casa, finendo però per innamorarsi di Fanny, che lo respinge per la sua dubbia moralità e viene rimandata a vivere in povertà presso la sua famiglia di origine. Volete sapere il finale? Prevedibilmente Henry commette una leggerezza di troppo, sottraendo la sorella di Edmund al marito, e Fanny riesce a coronare il suo sogno d’amore.
Questo romanzo è il più controverso dell’autrice, in cui la satira sociale è incredibilmente corrosiva e si estende non solo alla media borghesia –classico target austeniano- ma anche all’aristocrazia latifondista, che sfoggia belle maniere e indolenza, ma riposa su lussi concessi dallo sfruttamento della schiavitù nelle Americhe, e alla fascia proletaria di recente inurbazione, avida di denaro e di visibilità, affossata dall’ignoranza. Tale satira travolge anche la protagonista: Fanny è esattamente il tipo di ragazza buona-buonissima-gatta-morta che non dice mai nulla di scorretto ma insinua con maestria, semina il dubbio, screditando i suoi rivali (così si libera della scomoda e affascinante Mary, convince lo zio delle sue ragioni e sposa Edmund, rimanendo padrona della proprietà cui doveva badare silenziosamente); tollera a stento la sufficienza con cui è trattata dalle cugine, ma riserva lo stesso trattamento alla sua arretrata ed incolta famiglia. Ottiene ciò che vuole, a prezzo di una negazione di sé elevata a sistema: è il segreto del suo successo, già figurato nel suo nome, Price. Austen sembra dirci che Fanny non è colpevole della sua personalità, plasmata duramente, come un bonsai, dalla contingenza; dramma ultimo è la perpetuazione di questo indottrinamento nella giovane Susan, che proprio Fanny conduce a Mansfield Park perché prenda il suo posto, in tutto e per tutto.

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