sabato 21 agosto 2010

la morte è un concetto ancora vivo?

Nonostante le ferie d'agosto, la canicola e i prendisole in saldo, oggi vorrei spendere due parole su un tema spinoso e pesante. Per farmi perdonare, cercherò di esser breve.
Sempre più spesso nello svolgere la mia professione mi capita di osservare che l'idea di morte non si è solo distorta negli anni, ma è proprio svanita. Ormai non si deve più attraversare questa sconveniente porta, non si deve morire. Al massimo si può farlo di cancro, e se capita o è perché il malato non ha lottato abbastanza (ma lottato cosa?? provate a lottare contro un mieloma... mica lo prendi a sciabolate) o è perché il medico non ha insistito a sufficienza.
Sempre di più vedo tentare interventi al limite dell'azzardo: pazienti ottantenni con aorte sostituite da tubi per tutta la lunghezza -cui poi si ischemizza il midollo spinale e da autosufficienti si ritrovano paraplegici, visto dodici giorni or sono-, trapianti multipli degni di un racconto di P. Dick in vecchietti già deteriorati.
Io stessa ho difficoltà ad accettare la semplice innegabile verità del fatto che un giorno morirò. Però non credo sarei contenta di trascorrere gli ultimi vent'anni della mia esistenza in stato semisoporoso. E quando qualcuno muore, ostinarsi nella ricerca di un colpevole immaginario non mi sembra logico: la nostra natura umana non permette altra via, è la sola responsabile dell'inevitabile.

3 commenti:

  1. Ciao Cecilia, mi permetto (se non l'hai già visto) di consigliarti Departures. E' un film che insegna a noi "occidentali" ad accettare e a "riconciliarci" con la morte. E riderne anche. Non pensavo ne sarei stata capace. Un autentico capolavoro! Attendo un tuo commento :D

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  2. Non l'ho visto, mi attrezzerò. ti ringrazio molto!

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  3. Ciao Cecilia! Che dire, hai proprio ragione. Tante volte penso esattamente le stesse tue cose. Tante volte mi sono trovata a consigliare ai familiari dei mei pazienti con demenza avanzata "in caso peggiorasse, trattenetevi dal chiamare l'ambulanza". Perche' forse il loro desiderio non e' quello di morire intubati, con sondino e infusione continua di antibiotici in un letto di ospedale. Intanto, continuo con il mio esercizio quotidiano di rinuncia al''eternita'. Rende la vita piu' leggera, e forse la morte meno ostile.
    Giovanna

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