venerdì 2 aprile 2010

Pathé Lingotto- Mine Vaganti

Torniamo al Pathè, regno del plastificato impersonale, in occasione di una promozione. Per tutti i cinefili che vivono a Torino, prendere nota: il giovedì sera lo spacciatore del blockbuster mette un film a 3,50 Euro.
La sala destinata all'ultimo parto di Ozpetek è la Cinque; ha uno schermo grande e una forma confortevole, ad anfiteatro, ma un audio non eccezionale. Dato il pubblico target, l'abbiamo anche trovata in uno stato di decoro accettabile, invece che piena di popcorn e rifiuti di origine varia, costume recentemente diffusosi, ahimè, a macchia d'olio nell'area urbana (non conosco quella suburbana, preferisco non parlarne).
Il film porta l'inconfondibile cifra stilistica dell'autore, con il suo impianto corale già visto in Saturno Contro e ne Le Fate Ignoranti (a tutt'oggi il suo capolavoro, a mio vedere) e le tematiche dell'amore, in particolare quello omosessuale, il superamento dei pregiudizi, la vita familiare. Due fratelli pugliesi, eredi di un piccolo impero della pasta, si trovano a voler confessare entrambi la propria condizione di gay alla famiglia, un po' per interrompere una vita di infingimenti e un po' nella speranza di essere esclusi dalle responsabilità familiari. Intorno a questo nucleo ruotano le storie della nonna innamorata per una vita del cognato, inesorabilmente e infelicemente; della ragazza seria e di buona famiglia, grande lavoratrice, ma un po' spostata, che suo malgrado sente nascere un sentimento fortissimo per un uomo che non potrà mai avere; della zia che passata la cinquantina ancora deve nascondere le sue avventure per tema della riprovazione familiare; del papà -figura tragica- che subisce all'improvviso uno scuotimento terremotale di tutte le sue convinzioni, che si vergogna di un figlio gay (per non dire di due...) e lo disereda per la sua immoralità, ma ha un'amante.
Certo, c'è molto di già visto, e la visione della questione è forse un po' unilaterale -si poteva sviluppare meglio la difficoltà dei genitori, cresciuti in un ambiente sociale e culturale molto attaccato a certe tradizioni e, perché no, apparenze, ad adattarsi ad una notizia "scandalosa" e decisamente imprevista, però io ho riso molto e ho trovato il film rilassante e delicato. Bravi i protagonisti, non solo belli. Perfetto per un giovedì pomeriggio.

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