martedì 16 febbraio 2010

notti di guardia


Un giovane anestesista, Giuseppe Naretto, al suo esordio letterario, ambienta questa verisimile vicenda in un reparto di anestesia, con una certa poesia ed eleganza: quella propria a chi ha visto con i suoi occhi ciò di cui parla. E non intendo con questo i piccoli gialli quotidiani di un reparto, quale che sia, ma di quel tarlo che corrode la mente di molti medici e sussurra dentro le nostre orecchie che "se solo sapessimo di più di questo paziente..." riusciremmo a curarlo meglio, ad accudirlo con più solerzia, a migliorare la sua prognosi.

La dura verità è che questo mestiere è duro, crea una solitudine mentale difficile da penetrare e provoca una forma di dipendenza subdola che ci porta a considerare reale solo ciò che succede dentro le mura dell'ospedale. O meglio, ce lo fa percepire come un' iper-verità, in forma esplosa, più reale del vero, a colori più vivaci dello sfondo.

Di notte, di sera, di guardia, sono i momenti in cui lo scavare nella vita di un malato diventa una forma di cura verso medico, volta ad ottundere le sue ansie e a cullare i suoi bisogni.

Libro snello, intelligente. Lo stile è da migliorare, ma aspettiamo di vedere un successore a questo primo tentativo.

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