la vie en rose

Vita e sfortune della grande Edith Piaf, cresciuta tra le case di tolleranza e le strade malfamate di mezza Francia.
Tutta la mia ammirazione a Marion Cotillard, caratterista di sorprendente intuito scenico, che non solo si è imbruttita e invecchiata per calarsi al meglio nel ruolo, ma è riuscita a far rivivere lo sguardo in tralice, da animale selvatico braccato, del genio malato di mente, a rendere reale la postura ingobbita, quasi camptocormica, l'andatura a piccoli passi artritici, i tremori a battito d'ala dell'artista che ha tanto bevuto e ha troppo abusato di sé.
Dietro a questa gigantesca figura di protagonista ogni altro personaggio di questo film struggente e commovente diventa una comparsa. Tutto è oscurato dalla voce memorabile, inimitabile che cantava la vie en rose.
Unica pecca, qualche imperfezione nella sovrapposizione tra la voce della vera Piaf e l'esibizione dell'attrice nelle scene cantate. Ma davvero, è una minuzia.

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