Si può fare

Nel 1980 la legge Basaglia ha aperto le porte dei manicomi e un grosso problema si è affacciato al balcone dell'attualità: dove mettiamo tutti questi "matti"? Dalla malattia mentale non si guarisce per legge... Sorsero così tante piccole comunità sostenute da enti locali, in cambio di lavori semplici e poco gratificanti.
Un sindacalista scomodo, interpretato da un Claudio Bisio ispirato, viene spostato in una di queste piccole cooperative per dirigerla e, accortosi delle capacità dei soci, nonostante limiti psichiatrici importanti, li invoglia e li sostiene in un'impresa lavorativa reale, insegnando loro un mestiere utile e iniziando un vero percorso riabilitativo, che li prepari a rientrare, almeno parzialmente, nella società.
Il film ha un impianto di commedia, ma in ogni battuta c'è un rimando, talora malinconico, talora ridicolo, come quella del ragazzo che, trasferitosi nella sua prima casa dopo le strutture sanitarie, esclama "incredibile, ci sono le porte!": può leggersi come una frasetta divertente detta da un "picchiatello", ma in realtà ci parla del fatto che in un manicomio non c'era modo di chiudere una porta, e anche quelle poche presenti non avevano serrature: immaginate l'avvilente mancanza di privacy di un enorme villaggio misto dove non esista una stanza in cui rinchiudersi a piacere, e la battuta assume una dimensione e uno spessore decisamente diversi.
Da non perdere.

Commenti

  1. carissima
    ho avuto modo di vedere il film, ho provato una morsa nello stomaco, la
    pazzia non guarisce per legge... questo è il punto. La legge 180 ha
    portato in molte famiglie disorientamento e dolore, il dramma di non
    saper gestire un paziente psichiatrico. Io ho avuto modo di vedere come
    vengono trattati tali pazienti ho frequentato per diversi anni " centri
    di salute mentale" così vengono denominati. Passano i drammi più
    disparati e le situazioni più strambe che un essere umano possa
    immaginare. Basta incontrare lo sguardo di queste persone per capire
    l'abisso inesorabile nel quale si trovano. Io personalmente ho fatto
    terapia di gruppo dopo un anno di terapia individuale, in questi
    incontri ho conosciuto un ragazzo che ricorda molto il protagonista che
    poi finisce tragicamente, anche lui aveva una mamma ossessiva, anche
    lui aveva tentato di togliersi da un mondo che non gli apparteneva, che
    in qualche modo lo rifiutava, ma bastava guardarlo negli occhi per
    capire la sua fragilità, il suo malessere e il suo non vivere. Nel film
    cè una scena che mi ha particolarmente colpita. E' una delle scene
    finali quando il matto che fa il presidente fa il suo discorso
    "muto"agli altri lavoratori, li guarda ad uno ad uno. Il punto sta lì
    impariamo a conoscere attraverso lo sguardo il disagio, non c'è a mio
    avviso altro modo per leggere dentro. Ma voglio lasciarti ricordandoti
    che lo scrittore russo Nabokov asseriva che la pazzia per una famiglia
    borghese è una forma di estro ma per una famiglia povera, purtoppo è
    una vergogna da nascondere. La mia famiglia non è borghese ma forse ho
    avuto la fortuna di avere incontrato persone estremamente sensibili.
    Ancora oggi sono seguita in un centro di salute mentale ho una brava
    psicologa che ha raccolto i sogni e gli incubi più riccorenti mi ha
    promesso che li metterà nel suo nuovo libro è un modo per farmi sentire
    che faccio parte anche io di questa società. Grazie a presto.

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