the reader

In occasione di un malore il giovane Michael conosce una bigliettaia dai modi bruschi che presto lo coinvolge in una strana, sbilanciata relazione sentimentale. Hanna (Kate Winslet al sommo delle sue capacità) ha quasi il doppio degli anni di lui, e nasconde come un doloroso segreto il suo analfabetismo. Aspirando a qulla cultura che le è stata negata chiede al ragazzo di leggere ad alta voce per lei finché la disparità del loro rapporto non la costringe ad andarsene, senza addii né spiegazioni, come è nel suo carattere duro e riservato fino all'estremo della misantropia.
Otto anni dopo Michael la rivede in circostanze peculiari: è imputata in un processo per omicidio plurimo, perpetrato negli anni del nazismo, in cui lei lavorava per le SS. Per non rivelare il suo analfabetismo Hanna assume da sola la responsabilità di quel crimine, condiviso con altre persone meno oneste nel riconoscere il passato. Hanna non si nasconde, non si giustifica, arriva a difendere ciò che ha fatto, in nome del rispetto dell’ordine impartito perfino quando è crudele, alogico, amorale, purché ci protegga dal caos. Condannata, impara a leggere in carcere ascoltando le registrazioni che le invia Michael, ancora profondamente legato a lei, e sviluppa un pensiero critico personale.
Non c’è posto per le assoluzioni in quest’opera, nessuna concessione per l’ignoranza. L’analfabetismo e l’abbrutimento non ci esimono dalle nostre responsabilità, e il riscatto da queste rende ancora più amara la resa dei conti con le proprie scelte. Imparare a leggere e affinare una coscienza sono processi concomitanti, mai scevri da conseguenze… indietro non si torna, perciò non illudiamoci con redenzioni di comodo. I morti sono morti, e io ho imparato a leggere.

Commenti

  1. questo film lascia un senso di profonda amarezza. la pena inflitta a questa donna è stata in gran parte dettata dalla sfortuna di aver vissuto in circostanze che storicamente hanno creato assassini anche in persone colte; nel suo caso aggravato dal fatto di non aver ricevuto un'educazione..
    fino a che punto si può parlare di vera colpevolezza?

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