domenica 27 settembre 2009

brisingr

Se siete curiosi di sapere come si possono scrivere ottocento (800!!) pagine senza raccontare praticamente nulla, questo è il libro che fa per voi.
La trilogia dell'Eredità è diventata tetralogia -per ora-, avvitandosi su se stessa come non sembrava possibile dato l'esordio fresco e decoroso di Eragon: non un'opera di genio, ma un libro di avventura scritto bene e con ritmo. Eldest era un po' più prolisso, ma aveva ancora una sua ragion d'essere. Con Brisingr -già il nome impronunciabile me lo rende inviso- si scalano le vette del ridicolo. Ognuno dei personaggi parla troppo e pensa ancor di più... se dovessi riassumere la trama direi: Eragon parte col cugino Roran per salvare la promessa sposa di quest'ultimo, poi partecipa ad un raduno di nani -lungaggine noiosissima- e si forgia una spada visto che si è fatto maldestramente sottrarre la prima. Ma quanto ci voleva a dirlo??
A mio parere il grosso errore di Paolini è stato indulgere nei suoi deliri di grandezza, inserendo inutili episodi di aspirazione aulica, come barchette di fili d'erba che viaggiano nell'aria, senza meta, e interminabili conversazioni pseudopolitiche. Per citare Notting Hill: è utile per incartare il pesce.

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