Revolutionary Road

Ecco un film struggentemente, ferocemente bello. Per apprezzarlo bisogna amare Sam Mendes, gioire dei suoi preziosismi stilistici senza farsene innervosire, condividere con lui una certa idea di coraggio e di responsabilità.
Una giovane coppia si innamora e si sposa, ma si conosce davvero a fondo? April (una strepitosa Kate Winslet) vuole un futuro pieno di respiro, di novità, di ricerca produttiva; è convinta che il suo desiderio sia condiviso da Frank (Leonardo Di Caprio, meraviglioso). April vuole trasferirsi in Europa, vivere del suo lavoro e lasciare al marito del tempo libero per capire quale dovrebbe essere il suo futuro e percorrerlo.
Questi, dal canto suo, avverte il "vuoto disperante" della vita borghese e delle sue convenzioni, ma vi si adagia per comodità -riceve un sensibile aumento di stipendio, proprio quando sta per licenziarsi e decide di rinunciare a Parigi- e soprattutto per codardia: c'è molta verità nel concetto che ci voglia "spina dorsale" non tanto per farsi carico delle proprie responsabilità canoniche, quanto per condurre fino in fondo la vita che si vuole.
Nel corso di un'estate tanti nodi vengono al pettine, anche grazie ad una gravidanza non desiderata e all'incontro con un matematico sottoposto all'elettroshock per correggere una visione dell'esistenza eccessivamente pessimista, o forse solo troppo nitida...
Non voglio svelare il finale, ma chi conosce un po' il regista sa di non doversi aspettare facili redenzioni. Non si parla qui di una classe sociale o di un determinato periodo storico, si tratta piuttosto della personale gestione e accettazione delle amarezze e del lividume che informa l'esperienza dell'Umano. Alcune sequenze ricordano il teatro dell'assurdo Beckettiano, con il suo senso di soffocamento e di incomunicabilità.
Sconsigliato per una serata da soli, assicuratevi in anticipo una spalla su cui appoggiarvi.

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