domenica 29 marzo 2009

Pathé Lingotto-Ponyo sulla scogliera

Il Pathé è un enorme multisala recentemente costruito all'interno del complesso del Lingotto, dove sorgevano i vecchi stabilimenti FIAT. Tutta l'area sta attraversando un momento di trasformazione e rimodernamento, sotto il traino della stazione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto sostituire Porta Nuova e divenire lo snodo principale verso sud-ovest. Il cinema è all'interno della Lotto Gallery, che comprende alberghi lussuosissimi con giardini tropicali, chilometri e chilometri di portici pieni di negozi e ristorantini e una piccola ma curata galleria d'arte, la Pinacoteca Agnelli, lascito del fu Avvocato alla sua Torino; al suo fianco c'è Eataly, il nuovo santuario dello slow food, traboccante di alimenti DOP e DOC.
Raggiungere la biglietteria nell'immenso caseggiato non è semplice, soprattutto se luoghi del genere non attirano le vostre simpatie. In effetti io nutro -e coltivo- una profonda idiosincrasia per questi megastore suburbani ad alto tasso di popolarità e di depersonalizzazione, ma il desiderio di vedere il nuovo film di Miyazaki mi ha condotto qui, l'unico cinema a me noto in Torino in cui sul biglietto viene stampigliato il numero del posto e in cui detto posto deve essere rispettato: appena accomodati, siamo stati costretti ad alzarci...
Gli schermi sono il cavallo di battaglia del Pathé: quello della sala 4 è uno dei più piccoli, ma permette comunque una visione decisamente confortevole. La stanza è relativamente ristretta, con sedili comodi; viene ripulita dopo ogni spettacolo.
Il film è un minuto gioiello di poesia già dai primi istanti, in cui vi sembrerà che qualcosa di bello, impalpabile e prezioso aleggi intorno a voi.
Sosuke è un bambino allegro e dotato, che vive con la mamma infermiera in un paesetto sulla costa del mare; il suo papà è comandante di una nave e torna a casa raramente. Un giorno una pesciolina dalla faccia umana giunge fino a lui, che la battezza Ponyo e vorrebbe adottarla. Brunilde (il vero nome di Ponyo) decide di diventare umana per tornare da Sosuke, ma causa un maremoto alterando l'ordine dell'Universo.
Trasformarsi in ciò che si desidera è un atto di volontà imponente, raramente scevro da conseguenze, ma con un po' di magia e molto amore i due bambini e i rispettivi genitori riescono a riportare l'armonia.
Le musiche, affidate al veterano Joe Hisahishi, sono molto suggestive e la colonna sonora comincia coraggiosamente con un brano di stampo lirico. La storia ricorda un po' il Miyazaki de il mio vicino Totoro, con il personaggio del mago dei fondali marino preso a prestito da la Città Incantata. Poco usuali invece gi sfondi, come ricavati da disegni infantili: le case dalle pareti non a piombo, i colori stesi con multiple mani di pastelli, senza gli scenari quasi fotografici dai particolari dettagliatissimi.
Non è il film migliore dell'autore, ma è comunque un soffio di gioia e delicatezza. Adorabile.
Ultima nota di colore: il pubblico in sala era composto per la stragrande maggioranza da bambini al di sotto dei dieci anni, cosa che ci ha dapprima preoccupato: temevamo il baccano, ma i bimbi si sono dimostrati un uditorio attentissimo, privo di orrendi cellulari che suonano e senza quelle sciocche censure che impediscono ai "grandi" di esclamare i gasp!, ahiahi..., dai, corri! e mamma mia! di ordinanza nei momenti più opportuni. Un vero piacere, un regalo inatteso. Grazie, bimbi!

3 commenti:

  1. Je vais être plus concis: un très bon film dans une belle salle :)
    Pas d'accord sur le public: il y avait une majorité d'adultes !

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  2. dopo aver letto questa recensione sono andata oggi pomeriggio a vederlo nell'unico cinema che lo dà ancora: i Fratelli Marx.
    Il cartone mi è piaciuto per la dolcezza dei personaggi e..perchè non c'era nessun cattivo nella storia!
    Non ho afferrato bene alcuni passaggi se devo essere sincera..per esempio non ho capito bene chi rappresentino la mamma e il papà di Ponyo.
    Cecilia aiutami tu!
    Anche a me sono piaciuti un sacco i bimbi nella sala che ogni tanto esclamavano: Svegliati Ponyo!! Fai attensciione!!
    mi è addirittura venuta voglia di fare un bambino..anche se mi è passata subito ;)
    ciao!!

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  3. anche se con molto ritardo.. il papà e la mamma di Ponyo secondo me sono i simboli delle due facce complementari dell'essere genitori: il padre "siciliano" che vuole proteggere la figlia fino all'estremo limite della campana di vetro e desidera una calma olimpica in cui nulla cambia -e si rinnega anche un po' la propria natura umana- e la Mater che dona Vita indistintamente, con un coraggio che sconfina nell'incoscienza, sicura che tutto rientra in un destino più grande, nell'enorme Cerchio della Vita ("non veniamo forse tutti dalla schiuma del mare?").
    Quanto al desiderio di maternità... ti capisco!
    a presto!

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