domenica 16 agosto 2015

Giorno XV . Il tuo finale preferito

Questa è davvero la domanda da cento milioni di dollari!
Un buon finale deve essere ben in linea con la struttura del racconto, la continuazione naturale del suo sviluppo. Ma questo non è ancora sufficiente per la perfezione: ci vuole quel quid in più di sorpresa, di completezza, di malinconia o di qualche altro ingrediente che crea la rara chiusa che ci viene voglia di sfogliare ancora una volta di più.

Di qui in poi, SPOILER (mi pare evidente) su Anna Karenina, Signore degli anelli, 1Q84, RG Veda e ancora qualcosetta d'altro.
Per esempio, il finale di Anna Karenina è in armonia con la trama, ma è un po' noiosetto; Anna è morta da cinquanta pagine, e siamo ancora lì a leggere di questi e di quelli, tra una nota storica e un accenno moralizzante. Bene, ma non benissimo.

Nella categoria LIBRO, sono due i tipi di finale perfetto per me. Quello completissimo, in cui ogni filo è annodato, e quello che lascia qualche dettaglio al fato e proprio all'ultimo introduce una sorpresa che ti lascia senza fiato. Del primo tipo fa parte il finale del Signore degli Anelli: ogni personaggio è seguito fino alla morte, e spesso anche dei suoi eredi si fa menzione, per chi volesse ancora sapere qualcosa ci sono quattrocento pagine di appendici, e nonostante la lunghezza, tutti gli amanti di Tolkien conoscono le ultime parole del romanzo, quel capolavoro nel capolavoro di “Sono tornato”. Al secondo gruppo appartiene invece 1Q84, che mi ha sorpreso con il climax positivo delle ultime pagine, la fede nell'amore, e la chiusa incerta: ma da che parte era volta la tigre di “metti un tigre nel motore”? E chi se ne importa delle piste aperte e poi non battute, allenano l'immaginazione.

Poi c'è la categoria POESIA. Il centesimo canto della Divina Commedia rimane insuperabile nella dismisura della sua bellezza.

Nei FUMETTI, uno dei miei finali preferiti è quello di RG Veda: amore, morte, la macabra sorpresa della passione di Taishakuten e dell'identità di Jikokuten e, dopo l'estetizzante e commovente ecatombe, ancora una piccola speranza finale.

Al CINEMA, bell'esempio di finale riuscitissimo pur in un film di ambizioni modeste è Sliding Doors. Le due storie parallele si ritrovano in modo insolito, e con un piccolo coup de theatre. Non è zuccheroso, ma non è triste, ed è molto equilibrato e intelligente.

L'OPERA: premio alla Turandot di Puccini, che per una volta finisce bene (parere non condiviso dalla maggior parte degli ascoltatori); anche se il maestro non ha scritto l'ultimo capitolo musicale, il libretto c'era già, e la mia eroina protofemminista impara a cedere all'amore e si gode un lungo e felice matrimonio col bel principe, mentre Liù si leva provvidamente dai piedi assicurando la felicità dei due sposini.


In MUSICA, niente di più perfetto della Nona di Beethoven, che si conclude nell'Inno alla Gioia. Meglio di così non si poteva.

2 commenti:

  1. Già, la povera Liù ci lascia le penne... in triangoli come questi (lui-lei-l'altra) una delle contendenti cade nel pozzo o comunque toglie il disturbo nell'ultimo capitolo... oppure sposa quel lesso di Faramir (che per tutta la vita avrà la precisa sensazione di essere un ripiego)

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    1. Povero Faramir... e io che ho sempre pensato che fosse un gran bel partito! certo che Aragorn ha la tendenza a rubargli un po' la scena, pero' Fara ha quel qualcosa del cucciolo meno pregiato che ti fa venire voglia di fargli le coccole. Diamogliela, una possibilità. Invece Liù, quanto non la reggevo più... cosi' buona, perfettina, etc etc... vomitevole.

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