giovedì 30 luglio 2015

Quarta giornata: la tua bevanda preferita quando leggi o guardi qualcosa.

Premetto che quando leggo, normalmente non mangio né bevo. Talora mi accompagno con un sottofondo musicale. In rarissime occasioni, spesso per decomprimere uno stress più o meno latente, mangio schifezze inconfessabili quali patatine e biscottini rigorosamente salati.

Quando bevo, lo faccio soprattutto per rilassarmi e riscaldarmi, dunque non ci sono poi molte bevande adatte all'uopo. La cioccolata calda e la vodka non sono contemplabili perché piene di zuccheri semplici (che non posso mangiare...). Rimangono dunque tè e tisane.

Il mio amore per il tè (che scrivo all'italiana, senza H da nessuna parte e con l'accento grave) ha radici piuttosto antiche e data dal mio primo viaggio in Inghilterra. Prima di allora pensavo che fosse un intruglio di colore indefinibile prodotto da un sacchettino lipton messo a cuocere in un pentolino con una fetta di limone, atto a distendere l'addome in caso di crampi e dissenteria. Poi, ho conosciuto la Luce (relativamente al tè), in un castello nei pressi di Oxford dove un'insegnante accompagnatrice di un viaggio studio ci condusse a prendere una tazza di profumata bevanda, accompagnata da scoons, custard e tramezzini.
Da allora mi sono servita quasi esclusivamente di tè in foglia che compravo (o mi regalavano, grazie Daria) direttamente dall'Inghilterra, salvo rari casi di dépannage che operavo con la versione in foglia dell'Earl Grey Twinings.

Per molti anni, dopo la scoperta degna di Hellen Keller, la mia casa di tè preferita fu la Whittard of Chelsea. Ce n'è un meraviglioso negozio in centro a Londra, a Edimburgo, a Glasgow e dappertutto in Gran Bretagna, e si trova senza grandi difficoltà anche a Torino (credo per esempio che ce l'abbia Paissa). Del negozio londinese adoravo la possibilità di creare il proprio mélange preferito, mescolando diversi tè e aromi, sotto la guida esperta delle assistenti che ti fanno provare gli infusi sul posto.
Il Whittard più gettonato fu per molti anni lo Spice Imperial, il cui nome già fa sognare: lunghe vie della seta e delle spezie dove l'Impero portava i suoi commerci...







Tra i tè aromatizzati, pero', la palma va di diritto al Rose Pouchong di Fortnum & Mason, noto in patria per essere la casa da cui si serve la Regina. Be', ne capisce di tè, la regina. Da provare assolutamente se la bevanda vi piace, una rivoluzione rispetto a qualunque altro infuso avessi mai provato.







Nei miei periodi ad alto tasso di teina, che vanno da settembre a maggio, il mio amore più sconsiderato va ai tè leggeri non aromatizzati ed in particolare:
-Darjeeling: profumato, accogliente, non aggressivo.
-Russian Caravan: un po' fumoso, nero, esotico
-Tè nero cinese non affumicato di cui non conosco il nome (lo regala un'amica cinese a mio marito, non capisco nulla degli ideogrammi sopra, ma è favoloso. Pare che da noi non lo esportino, se lo tengono per loro...)

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