Interstellar

Di C. Nolan, con M.McConaughey, A.Hataway, J.Chastain, M.Caine, C.Affleck. 2014

La Terra è sull’orlo del disastro. Un futuro prossimo ci vede tornare all’agricoltura estensiva, ma solo del mais, perché la maggior parte dei cereali sono inesorabilmente estinti. Cooper gestisce una piantagione col suocero e i due figli, sua moglie è morta da ormai qualche anno. Della sua progenie, il grande non vede l’ora di cominciare a fare il coltivatore a tempo pieno, la piccola invece sogna di studiare scienze e di rivedere i fasti del tempo in cui l’umanità andava sulla luna. Grazie a lei Cooper finisce in un programma segreto della NASA, ormai ridotta a organo clandestino in una specie di area 51, ove gli viene domandato/ingiunto di partire in missione per trovare un altro pianeta abitabile visto che il nostro è divenuto inospitale.
Cooper parte, con altri coraggiosi e una scorta di embrioni crioconservati, alla volta di tre pianeti papabili, raggiungibili tramite un wormhole che “qualcuno” sembra aver posto nei pressi di Saturno, proprio quando ne avevamo necessità. Il primo tentativo è un buco nell’acqua (letteralmente), nel secondo un astronauta di una precedente spedizione li attende.

Interstellar è un film straripante di ambizione. Ciò non è di per sé un male, ma a tali aspirazioni corrispondono altrettante aspettative, che sono il vero problema della prova di Nolan. La pellicola non è brutta, anzi direi piuttosto interessante, ma il problema è che quando lo spettatore attende il nuovo 2001 Odissea nello Spazio e poi si ritrova davanti questo Interstellar… resta deluso.

HAL non c'è, ma in compenso ci sono TARS e CASE che sono tra i pezzi migliori del lotto
(e somigliano tanto al monolito)

Tra i pregi, non inconsistenti, annovero in primis la recitazione, con il protagonista in testa –è sempre più bravo, e ancora molto molto prestante-, Michael Caine mostruoso come sempre, un’ottima A. Hathaway, dolce e intensa. La Chastain… non riesco a capire se mi piace o non la sopporto, ma sicuramente è bellissima, e la sua versione infantile mi ha sorpreso: la piccola M.Foy, nonostante l’esordio infame nell’ultimo Twilight, è dotata di uno sguardo intelligente. 
Fotografia limpidissima e colonna sonora emotivamente sovrassatura di H.Zimmer sono altri evidenti plus. Poi i puristi sicuramente si scaglieranno contro le riprese metà in 35 mm metà in 70 mm, ci saranno i difensori dell’Imax e i suoi detrattori, e anche coloro che speravano in un 3D apparentemente inviso al regista, ma dal punto di vista dello stile formale io non ho molto da eccepire. Le numerose scene hommage che citano le colonne portanti della sci-fi, da Ridley Scott a Lucas a Spielberg, e soprattutto Kubrick mi sono piaciute, ma a causa dei difetti che ora espliciterò risultano poco godibili e danno più l’impressione di scopiazzature che di vere e proprie citazioni.

Il problema più grande, in breve, è la sceneggiatura. Un sacco di buone idee, ma confuse, mal sfruttate e spesso solo accennate. Sarebbe stato un toccasana per l’insieme un occhio esterno che dicesse “Taglia qui, espandi là, elimina lì”, mentre probabilmente l’impresa a conduzione familiare Nolan-fratello di Nolan-moglie di Nolan in questo non è abbastanza efficace. Insomma, rimarchevoli intuizioni sprecate per carenza di coraggio.

La parte scientifica, pur curata da grandi nomi della fisica teorica moderna, è pasticciata e manca di spiegazioni, nonostante molto personaggi potessero farsi portavoce di divulgazioni semplificate. La tensione si divide tra l’osservazione asettica di una civiltà in rovina che cerca, pagando un prezzo altissimo, di risorgere dalle sue ceneri, e il dramma privato e in un certo senso infinitesimale di un padre che vuole rivedere sua figlia prima di morire, per cui salvare l’umanità ha senso solo se si salva lei. Il problema di questa coesistenza forzata è che questa Odissea 2.0 vira spesso e volentieri verso un Armageddon 2.0 (e non è un bene, anche considerato che la specialità dell’autore non è certo l’affettività delle sue creazioni). Come se non bastasse questa duplice natura a produrre delle rovine, ci inseriamo anche il Potere dell’Amore, la fede in un’entità superiore che poi forse è la fede nella nostra possibilità di progredire, le teorie delle stringhe e l’ipotesi della vita in 5 dimensioni –che permetterebbe il viaggio nel tempo- il codice Morse, la violenza e la sopraffazione insite nell'istinto di conservazione e la gravità.


Il finale è ancora un limite a sé stante: Nolan non sa finire un film. O lo spettatore ci perde il sonno, come accadeva per Memento e Inception, ché peggio di così non si poteva finire, oppure succede ciò che vediamo qui SPOILER SPOILERISSIMI: proprio quando la situazione è disperata e ormai iniziavo a rassegnarmi ad una chiusa devastante ma lineare e accettabile, come il pensare il povero Di Caprio in stato vegetativo mentre quella maledetta trottola continua a girare, il maestro tira fuori dal cappello un finale buonista con tutti (quasi) felici e contenti, apoteosi della nostra riuscita futura e definitivo apologo delle magnifiche sorti e progressive. In fondo il mio io bambino è stato consolato nelle sue incertezze, ma a livello di coesione parliamo di un flop grave per un regista che ha mostrato di saper fare molto meglio e da cui mi aspettavo davvero di più. 

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