domenica 16 novembre 2014

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Di S.Spielberg, con R.Dreyfuss e F.Truffaut, M.Dillon. 1977

Mentre scienziati e milizie occidentali scoprono incongruità inesplicabili, diverse persone avvistano degli oggetti volanti non identificati, e da molto vicino. Tra questi, seguiamo soprattutto le vicende di Roy, neo-disoccupato con moglie e tre figli, e Jillian, mamma di un bambinetto treenne particolarmente sensibile alla presenza di queste entità sconosciute. Dopo il primo contatto, nella mente di questi pochi eletti inizia a formarsi un'immagine, che diviene un'ossessione: una sorta di montagna a costoni verticali che tutti loro cercano senza sosta di riprodurre e ritrovare. La rivedono, scoprendo così che è terrestre e reale, quando le autorità la sgombrano simulando una fuga di gas; Jillian e Roy vi si precipitano...

Quarto film di Spielberg, uscito subito dopo Lo Squalo, mi piace moltissimo pur con i suoi limiti, ovvero un'eccessiva lunghezza e il brutto senso del ritmo della prima parte, che risulta più farraginosa. 
Ciò detto, resta il fatto che sia un film di fantascienza eccellente, con piccoli accenni di horror. Non si vede una goccia di sangue (ovviamente, visto che gli alieni non sono malvagi), ma la tensione è altissima, soprattutto nella parte centrale e nel finale grandioso. 
Uno dei temi centrali del film esplora il topos del diverso, percepito come pericoloso quando spesso non lo è, e della necessaria apertura verso il prossimo e verso l'ignoto che ci porterà alla conoscenza e alla felicità. Sebbene la fantascienza di Spielberg sia eminentemente intimista e mai politica, trovo che si rifletta nella sceneggiatura, magari in modo indiretto, l'atmosfera pesante di sospetto e sfiducia che doveva dominare in quegli anni di guerra fredda. Tutto ciò che di sbagliato c'è nei rapporti tra i personaggi da un lato ci racconta i fantasmi personali dell'autore (figlio di divorziati, adolescente solitario e inibito), dall'altro ci dice che la paura distrugge i legami come un corrosivo: quelli del protagonista con sua moglie, così come della popolazione con i militari che dovrebbero proteggerla e che invece viene ritenuta responsabile di "esperimenti" strani e non meglio identificati. In quel clima pesante, l'idea di alieni pacifici, curiosi e simpatici era assolutamente di rottura.

In un certo senso, la reazione invasata del protagonista di fronte ai primi contatti riflette molto la visione che Spielberg aveva dell'arte: da un lato un'essenza quasi michelangiolesca, che ci permea e giunge dall'ignoto per informare la nostra vita, in modo quasi pervasivo finché non trovi espressione adeguata; dall'altro un modo per comunicare -ché la comunicazione è fondamentale all'Essere Umano- ma, ahimé, un modo che non a tutti è concesso. Ci sarà sempre una porzione di persone che non la capisce, isolando il veggente che ne percepisce i contorni e tenta di parteciparli al prossimo. 
Spezzo una lancia anche in soccorso del personaggio della moglie di Ray, la solita madre aspra e sbrigativa che tanta parte ha nei primi lavori del regista: ad un'occhiata più accurata si percepise che mentre lui è il sognatore della coppia, a lei tocca la poco divertente gestione di una famiglia impoverita e di tre figli da incubo, costantemente occupati dal fare baccano. Il rumore fisico prodotto dai pargoli mi sembra in stretto rapporto con l'incomunicabilità di cui il padre si sente vittima.

Gli attori sono tutti più che discreti, ma spiccano il protagonista R.Dreyfuss, già ottimo ne Lo Squalo, e lo scienziato illuminato interpretato nientemeno che da Truffaut. La colonna sonora è geniale ed è giustamente passata alla storia.
La fotografia, più ancora che sull'uso del colore secondo me sfrutta con insolita maestria per un regista così giovane la luce. Ogni paesaggio, anche nelle riprese a effetto notte, sembra sempre soffuso di un chiarore insistente, spesso filtrato da cortine di fumo, come di un sole californiano, o quasi tropicale, regalando alle immagini profondo calore e denso ottimismo.
Ultima nota: con grande intelligenza e con l'aiuto prezioso di Trumbull e Rambaldi, gli alieni e le navicelle sono più suggeriti che mostrati apertamente, coll'ottimo risultato di non essere desueti a quasi quarant'anni di distanza. Sono rimasti così, nell'immaginario di molti di noi: esseri lunghi, sottili e circonfusi di luce.

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