venerdì 5 settembre 2014

Caro Diario

Film profondamente autobiografico, si divide in tre episodi in cui Moretti ci racconta, nell’ordine, il suo rapporto di profondo amore con Roma, il caos delle vacanze “rilassanti” e la sua lotta non contro il cancro ma con i medici che pertinacemente si ostinavano a non diagnosticarglielo.

Il secondo capitolo del diario è forse il più ironico, ma rimane freddo e non mi ha coinvolto profondamente. È di certo la flessione noiosa dell’incedere morettiano, seppure con una divertente digressione sulla dipendenza da tv che assale anche gli intellettuali più insospettabili.
Il terzo mi è piaciuto molto, nonostante fossi sconvolta e terrorizzata dall’incredibile numero di medici titolati che si sono lasciati scappare una diagnosi facilissima, evidente, assolutamente obbligata: alla fine la morale della storia è che i dottori fanno parte di una classe di persone che sa “parlare, ma non sa ascoltare”.
La porzione più poetica e riuscita, però, secondo me rimane la prima, in cui il regista attraversa in Vespa i diversi quartieri romani, trovando spunti di bellezza in ogni dove, con afflato contemplativo e finezza paesaggistica, senza cadere nella scontatezza.

Senza essere il mio preferito della filmografia del regista (il posto è saldamente occupato da La Messa è finita), Caro Diario è una bella prova, intimista e non banale, dal ritmo lento ma con spunti di comicità intensa.

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