lunedì 1 settembre 2014

Almost Blue

Forse il libro più famoso di Carlo Lucarelli, è una rivisitazione all’italiana del classico thriller americano col serial killer.
Ci sono un po’ tutti gli stereotipi del genere, dall’ispettore Grazia Negro, giovane e grintosa, che sogna Clarice Starling, e c’è l’aiutante di turno con una dote particolare. Se negli anni Novanta l’ultraclassico era l’hacker, qui ne troviamo una versione particolare, un cieco che usa uno scanner sonoro per colorare la sua vita piuttosto solitaria. Infine c’è l’assassino, con tutto il suo corteo di traumi infantili e psicosi irrisolte, che si scava un pezzetto di pagina di tanto in tanto, raccontandoci in prima persona le sue sempre nuove incarnazioni.
Il primo e più grande pregio del libro è di essere totalmente privo di quelle grevi, spesso disgustose e assolutamente inutili minuziose descrizioni delle vittime e delle violente torture loro inflitte dal maniaco di turno. L’autore suggerisce, crea un certo pathos, ma senza compiacersi eccessivamente, e il lettore ringrazia. Inoltre tutta l’azione, che copre poche settimane, si spande per non più di 200 pagine, a differenza dei molti tomi ponderosi pieni di ripetizioni tipici di questo genere di produzione letteraria.
Dall’altro lato la suspance è moderata e i protagonisti non riescono a conquistarsi la nostra simpatia: Grazia è troppo fredda e anche un po’ immatura, Simone è un filo caratteropatico ma soprattutto è la copia conforme, maschile, di Grazia, e l’assassino… be’, è l’assassino. Insomma, più di tanto non si può empatizzare, mi sembra evidente!
Nel complesso è una piacevole lettura da spiaggia, ma forse negli anni è invecchiato male.

2 commenti:

  1. Io avevo visto il film e non mi era dispiaciuto nonostante forse anche quello sarà invecchiato sicuramente male col tempo...

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  2. Non ľho visto, ma magari lo recupero!

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