Billy Elliot

2011, S.Daldry. Con J.Bell, J.Walters, G.Lewis. 110'

Undicenne ama la danza, ma il suo contesto sociale non lo avvantaggia: orfano di madre, vive con un'adorabile nonnina parkinsoniana, il papà e il fratello maggiore entrambi impiegati nelle miniere del nord-est che la Thatcher vorrebbe chiudere. L'anno è il 1984 e gli scioperi degli operai attraversano una fase calda. Come se non bastasse la contingenza economico-politica che non favorisce un'istruzione costosa e privata come il balletto richiede, la danza -in particolare quella classica- è vista in ambiente popolare come il preludio dell'omosessualità. 


Nella società dell'epoca nessuno sembra essere felice: i minatori ulteriormente prostrati dallo sciopero, il migliore amico di Billy, Michael, già dichiaratamente gay, che ha un padre en travesti, l'insegnante di danza con un marito alcolista e fedifrago, però in tanti si sforzano a loro modo do fare del loro meglio. Spiccano le figure del padre e dell'insegnante del protagonista: il primo disposto ad enormi sacrifici per dare al figlio una chance di una vita davvero migliore, non solo economicamente: nella sua estrema semplicità riconosce la genialità di Billy e il fuoco che lo brucia quando danza; la seconda è la sola vera figura femminile dell'universo di Billy e senza cercare di sostituire in nulla sua madre tenta di offrirgli la visione del suo talento e l'appoggio che almeno all'inizio il ragazzo non può ricevere altrove.
Non deve ingannare il bel finale: il film non è un inno all'ottimismo cieco. Coltivare i propri sogni non è sinonimo di successo. La precarietà e lo squallore di una certa popolazione inglese è ben ritratta, anche se con accenti non eccessivamente crudi. Con un piglio decisamente inglese (si veda alle voci We want sex o anche Irina Palm e Full Monty) si affronta la crisi in tutte le sue sfumature e non manca qualche strale ben diretto anche all'intelligentia progressista ben rinchiusa nelle loro torri d'avorio (il presidente di commissione del Royal Ballet che augura a Elliot padre buona fortuna con lo sciopero ricorda da vicino certi ridicoli figuri di sinistra che condiscendono benevolmente alle lotte operaie dalle loro scarpe di fattura artigianale e coperti da sciarpe di cachemire).
Daldry potrebbe essere il nuovo Frears: è un regista piuttosto convenzionale che non confeziona capolavori ma film belli e solidi, che invecchiano bene e si distinguono per piacevolezza, ironia, ottima fattura, cura per il dettaglio -in questa caso soprattutto fotografia pulita e splendida colonna sonora. 

Commenti

  1. Non lo vedo ormai da tanti anni ma all'epoca mi aveva divertita e commossa. Gran bel film! :)

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