lunedì 19 maggio 2014

Omicidio a luci rosse - Body Double

Di B. DePalma, con M. Griffith, C.Wasson. 1984, 114'

Un attorucolo di film horror viene scaricato da un set perché, soffrendo di claustrofobia, ha difficoltà a girare alcune scene. Un collega si propone di prestargli un magnifico attico pieno di piante in una specie di torre, e nella locazione è compreso uno spettacolino privato: la vicina, ben visibile grazie ad un cannocchiale, si diletta a rasserenargli le serate. Peccato che dopo qualche giorno uno sconosciuto che la seguiva la uccide crudelmente (con un mega trapano!). Di lì a poco il nostro protagonista scopre un'attricetta di film porno il cui cavallo di battaglia sembra proprio il siparietto della sua vicina ormai defunta...

Sembra un'astronave, ma è un appartamento.
Sono gli Eighties, baby...

Non tutto è male in questo Body Double, e il meglio è sicuramente l'omaggio a Vertigo (La donna che visse due volte) e anche a La Finestra sul Cortile di Hitchcock. Certo, a livello di suspance il maestro era insuperabile, mentre in questo caso il ritmo è decisamente più lento e l'individuazione del colpevole avviene entro i primi dieci minuti di film, prima ancora che l'omicidio sia perpetrato, ma pazienza. Siamo clementi.
Poi è molto divertente la rappresentazione (contemporanea, peraltro) degli anni Ottanta, con le loro assurde esagerazioni: i colori estremamente accesi, i vestiti sgargianti, eccessivamente sexy ed evidentemente scomodi, l'appartamento che si raggiunge con la funivia, l'opulenza dell'arredamento -il letto rotante è da antologia. L'altro lato della medaglia è l'eccesso di kitsch, fino alla nausea: l'ambiente gretto dei film di quarta categoria con i fondali che sembrano presi dai teatrini delle marionette, le palme finte, i tramonti fasulli, il trionfo del poliestere e un tripudio di violenza plasticosa che culmina proprio nella scena dell'assassinio. Orribile è orribile, ma il problema è che è ridicola. Non saprei dire se DePalma la volesse così. 
Devo dire che non amo molto questo regista, di cui salvo praticamente solo Gli Intoccabili, Carrie e Carlito's way. Il Razzie Award per Omicidio a luci rosse è ampiamente meritato: la sensazione generale è quella di veder, proprio malgrado, qualcosa di malriuscito anche se con intenti non del tutto disprezzabili. Alla fine la migliore è la Griffith, brava attrice che non si smentisce anche in questa parte un po' ingrata. Deludente la titolata colonna sonora di P.Donaggio.

2 commenti:

  1. Visto molti anni fa, ma mi pare di ricordare che a me l'eccesso che tu descrivi fosse sembrato intenzionale, e che valesse come critica alla plasticosità dei tempi. Dunque credo che il Razzie sia miope e ingeneroso. Gli anni ottanta erano davvero orribili e ridicoli. E il mondo del porno è davvero eccessivo, falso e deprimente.
    Hai ragione, il film è un evidente calco delle storie tipiche del Maestro, ma nota che anche il fatto che il colpevole sia facilmente identificato dallo spettatore mentre il protagonista non capisce nulla fino alla fine è un tipico meccanismo hitchcockiano per spostare la tensione dal tema classico (chi è il cattivo?) ad uno meno atteso (come farà mai il buono a salvarsi?).

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    1. Anche a me, come ho scritto, è sembrato intenzionale, e non è per questo che trovo il Razzie ben piazzato, ma perché il film non mi ha divertito. Anche Tarantino ha fatto cose evidentemente plasticose e volutamente sopra le righe, ma lo fa in modo che a me (sottolineo a me) sembra divertente. Il meccanismo hitchcockiano che espliciti è un'altra faccia della stessa medaglia: a Hitch non lo rimprovero perché mi inquieto per le sorti del suo protagonista, il maestro riesce a muovere in me qualcosa di empatico, mentre De Palma è (per me, e almeno qui) noioso.
      In realtà devo dire che vedere fino in fondo questo film è stato praticamente un compito più che un piacere: in definitiva è questo per me che merita il razzie.

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