sabato 5 aprile 2014

Jacques il fatalista e il suo padrone

Jacques e il suo padrone sono in viaggio e si tengono compagnia chiacchierando, il che non è un problema poiché il servo è l'uomo più loquace del suo tempo. Facendo il verso al Tristram Shandy, partiamo da una ferita di ginocchio che porterà Jacques a tessere i suoi amori e anche a sviluppare la sua peculiare filosofia, del "è tutto scritto lassù". 
Da un lato Diderot costruisce un divertente protoromanzo in cui si fa beffe degli schemi compositivi dell'epoca e mette alla berlina gli intrighi amorosi, i militari di carriera, i poeti pretenziosi e soprattutto gli ipocriti papaveri della chiesa. All'interno di una struttura molto flessibile, in cui lo scrittore dialoga con il lettore in un approccio molto moderno che mi ha ricordato Calvino, la storia di Jacques è continuamente frammentata da imprevisti "a cassetto" dentro cui si inseriscono narrazioni brevi in forma di novella. Sono tali gli stralci più famosi del romanzo, dalle vicende della contessa di Pommeraye (che riprende un po' le Relazioni Pericolose, gran classico dell'epoca)a quelle del prete infingardo Hudson, dalla triste verità sul talento del poeta di Pondichery al malandrino simpatico Gousse.
L'altra parte, forse ancora più importante, dell'opera è il fine ragionamento filosofico che si dipana lungo tutto il suo corso e ci racconta non tanto il fatalismo, quanto il determinismo di Jacques e del suo autore. "sta tutto scritto lassù" non è assolutamente una rassegnazione passiva agli eventi, al massimo può essere una consolazione di fronte a ciò che non abbiamo potuto evitare. Jacques è attivo e propositivo, una figura estremamente vitale e positiva; d'altro canto, le lotte contro i mulini a vento non sono il suo forte. Riconosce da lontano una causa persa, e ciò lo porta ad esplorare prontamente altre strade piuttosto che ripiegarsi su di sé a piangere il malfunzionamento di un ipotetico libero arbitrio (in cui lui, ateo, del resto non crede). Ottimo discepolo di Spinoza, si propone come paladino dell'adattamento attivo a ciò che l'ordine naturale superiore ci propone come corredo alle nostre vite quotidiane: calma, e gesso, ci direbbe Jaques. faremo tutto ciò che va fatto, e ci metteremo tutta la nostra abilità, e se è scritto lassù, riusciremo nei nostri intenti. Altrimenti vorrà dire che era scritto diversamente.
Molto divertente, davvero da considerare anche per chi, come me, di solito non apprezza troppo la letteratura illuminista, un po' perché si copre di un razionalismo pretenzioso, un po' perché questi autori saccenti spesso sono francamente irritanti. E invece, Diderot col suo buon senso e il suo umorismo, mi ha sorpreso positivamente. 

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