Il Vangelo secondo l'asina

Questa settimana Alle Fonderie Limone di Moncalieri va in scena Il Vangelo secondo l'asina, una crasi tra la Passione di Cristo in versi baciati che si recita da secoli a Sordevolo e la storia di Gesù raccontata in piemontese dall'asina Geraldina, che accompagnò Nostro Signore dall'infanzia fino alla croce.


Da un lato è interessante vedere una delle Passioni popolari che facevano parte della cultura di paese (in realtà ne fanno ancora parte, fuori città): a me che sono nata e cresciuta a Torino non è mai capitato di vedere queste rappresentazioni, che a volte duravano ore, con il sottofondo musicale più vario e impersonate dagli abitanti in modo assolutamente dilettantistico, guidati dall'amore per la tradizione e per la sempreverde storia raccontata. Anche nel Nord Europa queste Passioni erano così frequenti e amate, che grandi compositori le musicarono, e penso prima di ogni altro a Bach, che ne orchestrò almeno tre (la Matthauspassion è la più famosa).

Dall'altro, il taglio più interessante è sicuramente la visione da parte dell'asina, che dipinge la vita di Gesù con innocente ingenuità e purezza, cosa cui noi abbiamo quasi rinunciato dopo tante esegesi ed elucubrazioni sul ruolo storico e salvifico di questa figura storica così complessa. Il punto di vista di Geraldina trova la sua espressione ideale nel dialetto: quale che sia, piemontese o napoletano, siciliano o veneto, il dialetto è la lingua bambina che parla di famiglia, di affetti privati, di lontananza dall'Accademia in tutte le sue forme e si ripiega nell'intimità del focolare, là dove ancora ci è permesso meditare sul mistero della Croce senza impegolarci in alte discussioni teologiche. 


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