The Division Bell

Non so perché, ma questo è uno degli album più negletti del gruppo. Quale gruppo? IL gruppo, i Pink Floyd. In principio c'era Beethoven, poi Dvorak, e poi ci sono i Pink Floyd.
Ma non divaghiamo. Dicevo che The Division Bell non è stato amatissimo, ma in fondo non si può considerare a tutti gli effetti fratello dei precedenti, perché è il prodotto del solo Gilmour, dopo che anche Roger Waters è stato fatto fuori. Ci sono anche Nick Mason e Richard Wright, ma la penna è saldamente nelle mani di David, e si sente. Non posso dire che mi dispiaccia.
Certo, è un rock che a volte sembra ambient music post-The-Wall (Cluster One, tanto per cominciare) e a volte pare ad un passo dal pop, ma mi piace molto lo stesso.
Si parla qui di incomunicabilità, della difficoltà di toccare l'altro, e chi meglio di un terzetto reduce da un gruppo semisciolto può farlo? O di un compositore che esce da una coppia scoppiatissima e non riesce a scordare il vecchio amico Sid, con cui la comunicazione doveva essere ai limiti dell'impossibile? 
La Division Bell del titolo si sente nell'ultimo brano, High Hopes, ed è quella del parlamento britannico -dove la comunicazione è solo un filo meglio che nel nostro...; è stata suggerita come titolo da quel Douglas Adams già esilarante, irridentissimo scrittore di Guida Galattica per autostoppisti. Che per l'idea si è pure fatto pagare, anche se non a scopo di lucro personale.
What do you want from me è un andante arrabbiato molto coinvolgente che è PF fino al midollo, checché ne dicano i puristi, e Poles Apart è una ballata di estrema capacità nostalgica e con accenti che mi hanno fatto pensare a Nino Rota nei film di Fellini, ma la mia preferita è senz'altro Lost for Words. Bell'album, che non conoscevo. Da recuperare.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il libro della Giungla

Basilico'

Wit - La forza della mente