Lincoln

Al Centrale di Torino, in via Carlo Alberto, si può vedere ogni tanto un bel film in lingua originale. Ci eravamo già state per vedere Il Cigno Nero -che ci era assai piaciuto- e abbiamo deciso di tornare per l'ultimo Spielberg, candidato a dodici statuette dorate (12!), nonostante la sala a forma di budello e lo schermo medio-piccolo.
Lincoln è stata una grande sorpresa: è il massimo, e unico, complimento che gli farò. Per il resto lo considero una macchia sul curriculum di Spielberg, che ci ha regalato dei capolavori assoluti, da E.T. a Schindler's List, passando da A.I., Minority Report e, perché no, anche Indiana Jones.
Il film di ieri sera invece è verboso, prolisso, lunghissimo, noioso e marrone. 
Il biopic sul presidente forse più amato degli Stati Uniti si concentra sulla votazione del tredicesimo emendamento che eliminerebbe la schiavitù (e inginocchierebbe l'economia del Sud), proprio mentre l'Esercito Confederato si rifiuta di cedere le armi all'Unione. Insomma, a leggere il riassunto, una splendida occasione di imparare qualcosa sula guerra civile americana, argomento che noi europei leggiamo di solito con molto distacco.
Tanto distacco (forse il nome giusto è ignoranza) che mi sono molto stupita di notare che i repubblicani erano favorevoli all'uguaglianza dei diritti, mentre i democratici sostenevano con fervore la schiavitù. Dunque, la possibilità di una trama interessante esisteva, solo che non è stata sfruttata: sono arrivata ad assopirmi durante uno dei molteplici tentativi di corruzione con cui il protagonista cercava di procurarsi voti per il suo più grande progetto umanitario. 
Altre grandi aspettative mi aveva suscitato il cast, soprattutto Daniel Day-Lewis, che però ci restituisce un Lincoln spossato dai lutti personali e da una moglie rivendicativa, ingobbito dalla grande statura non solo morale, occupato a comparire seminascosto in mezzo ai suoi collaboratori trascinandosi con una curiosa marcia steppante. Insomma, un personaggio a cui non si riesce ad affezionarsi, in mezzo ad una pletora di uomini tetri e depressi altrettanto incapaci di suscitare attaccamento (salvo forse Mr Steven, interpretato da un anche troppo enfatico Tommy Lee Jones).
Una delusione inspiegabile: Maestro, cosa le è successo? E' stanco? Giù di forma? Si riposi, per carità...

Commenti

  1. sono d'accordo con quanto dici, tranne il punto di vista di partenza.
    io me lo immaginavo già esattamente così, questo film, quindi è stata una conferma, non una sorpresa :)

    RispondiElimina
  2. Ho letto un bel po' di recensioni, mercoledì andrò a vedere "Lincoln" almeno saprò a chi dare ragione :)

    RispondiElimina
  3. Non lo visto ma me lo immagino esattamente così, quindi mi sa che lo lascerò stare (già che parli di uno dei presidenti più amati mi fa temere il peggio) XD

    RispondiElimina
  4. La verità, cara Cecilia, è che Spielberg è nato nel '46 (come me) e chi ha 67 anni raramente mantiene il livello dei suoi anni migliori
    Anche Wilder, Fellini e Hitchcock a quell'età avevano esaurito la loro creatività
    Spero quindi che SS smetta di dirigere e magari, con tutti i fantastiliardi che ha messo insieme, aiuti qualche giovane a farsi le ossa

    RispondiElimina
  5. @ Cannibal: sì, lo so, ma io sono ancora piena di speranze...

    @Sailor Fede: donna avvisata... spende i sui soldi come meglio crede!

    @Acalia: questo film sta a Spielberg come Chobits sta alle CLAMP.

    @Marco: non ti buttare così giù, i tuoi post sono bellissimi :) Magari suggeriamo anche a Steven di aprire un blog? Sì, io avevo messo nel novero anche Allen e Coppola, che seguono la stessa triste parabola. Ma l'autocritica non aumenta proporzionalmente agli anni?

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Il libro della Giungla

Basilico'

Wit - La forza della mente