mercoledì 1 agosto 2012

Trilogia di New York

In effetti questo post si dovrebbe intitolare "Bilogia di New York", dal momento che ne ho letto solo le prime due parti, Città di Vetro e Fantasmi.
Come mai? Perchè è una delle produzioni più ampollose, ostentate, contorte e incositenti che abbia mai letto.
Nel primo racconto il protagonista (Quinn) è uno scrittore con una storia simile a quella di Jane in The Mentalist, ma, al contrario di Simon Baker, è il grado zero del fascino. Per errore viene contattato da un folle che cerca l'agenzia investigativa Paul Auster e che lo incarica di proteggerlo dalla ancor più dispiegata follia paterna. Detto genitore rinchiuse infatti per anni il figlio, privandolo di ogni contatto umano, perché risorgesse in lui il linguaggio originale dell'umanità, che abbiamo perso quando irritammo Dio costruendo la torre di Babele. Cercando di comprendere questo nucleo familiare quantomai particolare, Quinn viene in contatto con Paul Auster, anch'egli scrittore, che vive felice con la moglie (Siri -Auster è di un'autoreferenzialità rivoltante) e il figlio, e non fa nulla per salvarlo dal vortice di disgregazione in cui annega senza scampo.
Nel successivo Fantasmi la pseudo-storia investigativa è abbastanza simile, con due scrittori che si osservano l'uno con l'altro, in un crescendo di travestimenti che simboleggiano la progressiva dispersione e nullificazione del sé in un labirinto da loro stessi generato.
La ricerca sul linguaggio è uno spunto estremamente interessante, che mi trova molto sensibile: devo perciò sottolineare che c'è voluto dell'impegno da parte dell'autore per disgustarmi così profondamente su un argomento che adoro. I personaggi sono volutamente inconsistenti, intercambiabili, e la riflessione filosofica è di una superficialità irritante. Auster, ti boccio senza appello su tutta la linea.

1 commento:

  1. faccio ricorso alla tua bocciatura di Auster su tutta la linea... concordo su Trilogia di New York (in realtà l'ho mollato molto prima di te), ma Follie di Brooklyn è un capolavoro!! Provare per credere
    invece da bocciare su tutta la linea è la moglie di Auster, Siri Hustvedt, venduta come una delle più brillanti scrittrici sul tema mente-cervello per il suo libro La donna che trema: ovviamente è boriosamente autobiografico e direi che la signora è una funzionale clamorosa!!!
    Flora

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