Mare Dentro


Ramon Sampedro è tetraplegico da molti anni anni, e l’eutanasia che chiede ormai insistentemente continua ad essergli negata, nella Spagna dei retaggi cattolici pre-Zapatero. Attorno a lui la famiglia si spacca tra chi comprende il suo desiderio di liberarsi da una vita difficilissima, percepita come un calvario umiliante senza scopo, e chi invece accusa esplicitamente di superbia la volontà del protagonista. Dopo il coinvolgimento degli attivisti per il movimento per il testamento biologico Ramon fa conoscenza anche di Julia, affetta da una patologia progressiva che la porta a considerare la sua fine in maniera simile al compagno di sventure.
L’aspetto migliore di questo film è la difesa non di morire ma di scegliere liberamente. Scegliere liberamente di vivere, magari, e di farsi collegare ad un respiratore per anni lunghissimi, se questo si desidera, anche in un momento in cui una scelta di questo tipo non sarebbe considerata “di moda” e condivisibile. Oppure scegliere di sposarsi per farsi dare la morte, o di impegnare le proprie energie in una battaglia politica lunghissima. Scegliere del proprio futuro davvero consapevolmente sembra un impresa titanica, ogni giorno.
Bardem è un attore che riempie lo schermo, anche se invecchiato e svilito nel suo aspetto, e riscuote enormi successi, ma -a prezzo di essere impopolare- confesso candidamente che non mi piace, con la sua aria da uomo vero che ha visto tutto del mondo. La regia è un po’ enfatica (vedasi la scena "cult" del sogno del volo, che tutti trovano così poetica e che a me invece è sembrata eccessiva), come spesso accade quando si vuole difendere una tesi di materia etica, ma trovo che il risultato sia nondimeno meritevole.

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