Moll Flanders


Moll Flanders è una peccatrice che approfitta di un falso nome per ammonire i posteri con l’esempio dei suoi vizi. Sotto la –sottile, per la verità- patina moraleggiante, troviamo una donna a tutto tondo, simpaticissima, con più mariti di quanto Enrico VIII avesse mogli, fedifraga, ladra, imbrogliona, bugiarda e quasi prostituta. Nelle sole prime 150 pagine la vediamo saltellare nei letti di due fratelli, di suo fratello –il cui grado di parentela scopre per caso dopo anni di convivenza-, scodellare decine di figli di cui si libera appena può, sposare due uomini in una stessa settimana. In seguito la lunga teoria di consorti si arresta solo per raggiunti limiti di età, quando, invece di andare in pensione con i quattrini guadagnati, la vediamo intraprendere nuove lucrose attività truffaldine.
Defoe è molto scaltro nel mettersi al riparo dall’accusa di aver mostrato una protagonista impudica e sfrontata al pubblico severo della sua epoca, dal momento che “chi trovasse più divertente il racconto di codeste malefatte rispetto all’espiazione che le segue, è più depravato della stessa Moll”, ma non perde occasione per restituirci una satira pungente di una società piccolo-borghese indurita da una povertà che è al contempo economica, morale e culturale.

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