Non dire mai addio

Produzione Bollywood, 2006. 215'

Dopo il film di ieri, anche oggi il tema è l'infedeltà coniugale. Maya e Dev sono entrambi già sposati, ma i rispettivi matrimoni stanno naufragando. Trovano conforto l'uno nell'altra, ma quando i coniugi li scoprono le due famiglie si spaccano. Potranno vivere la loro felicità o passeranno la vita ad espiare le proprie colpe?


A differenza di tanti prodotti europei o americani, questo film è pieno di vitalità e di energia. La trama c'è, forse un po' scontata ma solida, e il resto del comparto tecnico lavora ai soliti buoni livelli a cui l'industria cinematografica indiana ci ha abituato. Perché tutto si può dire di Bollywood: che sia un  concentrato di kitsch, che le trame siano prevedibili, che ogni inquadratura sia palesemente sottoposta ad una rigida censura. Però tutti i suoi prodotti sono chiaro risultato di duro lavoro, fatto forse senza tanta retorica poetica, ma con un sano ottimismo programmatico e cura per il dettaglio. Una specie di post-toyotismo applicato alla pellicola, insomma, che si traduce in colori vividi, fotografia curata, interpreti belli e decorosi quanto a tecnica recitativa e balletti ipercoreografati (certo, su musica standardizzata, ma non si può avere tutto).

La dimensione psicologica dei quattro protagonisti + uno (il padre del marito di Maya, il mio personaggio preferito) è molto ben delineata, ma il più grosso difetto del film è la sua lunghissima durata (tre ore e mezza!!). Non il mio indiano preferito, ma ottimo per un pomeriggio disimpegnato.

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