Men In Black - I e II


Il giovane Will Smith è un bravo poliziotto, non ha famiglia che si preoccupi di lui ma mostra una notevole apertura mentale: il candidato ideale per entrare nel MIB, la sezione speciale di “unspeakable” –come verrebbero chiamati in Harry Potter- che si occupa di interrelazioni con gli altri mondi e i loro abitanti immigrati da noi.
I Men In Black rinunciano alla loro identità nel tessuto della società ordinaria per vegliare su di lei con occhi spalancati e devono rendersi invisibile quanto possono: così Tommy Lee Jones, alias K, educa il neofita J (Junior) nel corso di una caccia alla blatta galattica –che fa schifo proprio come quelle autoctone, sia detto per inciso- e lo presenta involontariamente alla sua nuova compagna.
Pieno di umorismo, di invenzioni visive e di battute fulminanti, MIB è una parodia molto più che un film di fantascienza, che resterà nella storia del cinema, seppur di genere minore. Nonostante l’assenza di significati ulteriori –salvo la chiusa, ironica e poetica- è riuscito a scavarsi un posticino nella memoria collettiva, complice la colonna sonora scanzonata e i due irriverenti protagonisti, e non invecchia con gli anni: il primo è datato infatti 1997.

Il secondo film vede J andare a recuperare il vecchio K, per necessità di servizio. Sonnenfeld dirige qui un sequel meno bello dell'originale, ma comunque divertente. Ancora non ho visto il terzo: me lo consigliate?

Commenti

  1. Personalmente sì. Lo spirito è lo stesso dei precedenti film: ironia, divertimento e, cosa non secondaria, la brevità della pellicola, che è importante per non appesantire e rallentare il ritmo. A me sono piaciuti tutti e tre...

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    1. concordo con Kelvin
      il terzo episodio è simile ai precedenti: non è roba raffinata, ma non mancano gags gustose (come quella che riguarda ANDY WARHOL e la sua Factory)

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  2. Amo il primo da quando è uscito al cinema. Basta vedere com'è ritratto Spielberg per capire l'operazione.

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