I Watsons



Secondo inedito di Jane Austen, è un cominciamento abbozzato di un libro che si prospettava interessante come Pride and Prejudice, ma triste come Mansfield Park.
Emma è giovanissima e ha vissuto gli ultimi quattordici anni in compagnia di una zia raffinata e facoltosa. Come accade, però, talora, un rivolgimento della sorte la fa ripiombare nella miseria economica ed intellettuale, in seno alla sua famiglia d’origine che non tarda a farle pesare come ella sia un’ulteriore e inutile bocca da sfamare, in un mondo in cui primo dovere di una donna è combinarsi un matrimonio vantaggioso.
In mezzo a sorelle poco incoraggianti, Lord presuntuosi e bellocci, giubbe rosse piene di insulse mostrine e affascinanti poco di buono, sarebbe riuscita la nostra eroina –possibilmente in compagnia della sua nuova unica amica Mary- a trovare un buon partito da amare? Considerata la penna, scommetterei sul sì, ma mai nessun inizio mi era sembrato meno ottimista di questo, che rispecchia alquanto le difficoltà economiche e lo sconforto morale in cui versava la cara Jane al momento della sua stesura.

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