domenica 6 dicembre 2009

mozart opera rock

Musical di impianto operistico che ho avuto occasione di vedere a Parigi, non è ancora giunto in Italia ma non ho dubbi che lo farà presto. In poco più di due ore si snoda gran parte della breve, intensa carriera di Mozart, legata alla figura del padre, severo ma protettivo, alle tante donne della sua vita, prime tra tutte le sorelle Weber, e al controverso rapporto con Salieri, musicista meno dotato ma elegante e intelligente. In particolare è interessante osservare la nascita dell'Opera in lingua Tedesca, ferocemente osteggiata dalle autorità.
Musiche molto ben ideate, ottimo cast, ricco e curato sia dal punto di vista canoro sia da quello recitativo e ballettistico. Perfette le luci e le scene, di grande effetto, interessante la scelta della doppia orchestra, rock e classica -in costume d'epoca-, entrambe in scena.
Vi propongo una personale classifica dei momenti più esaltanti, facilmente reperibili sul web:
-l'entrata in scena di Aloisa Weber, immagine figurale della Regina della Notte, con la vocetta acuta che si trasformerà -per la gioia di tutto il mondo- nel sopranino sopracuto più amato della storia
-la canzone "tatoue moi", del periodo felice e spensierato trascorso a Parigi, per dimenticare Aloisa
-il lamento di Salieri, che odia rendersi conto della superiorità musicale del rivale, ma non può nascondersi la verità
-il requiem, scritto pensando alla priopria morte, con il soprano che canta il Lacrimosa (ed è effettivamente riuscita a strapparmi qualche lacrima!)
Assolutamente da non perdere, se ne avrete l'occasione.

anna karenina



Anna è una delle più grandi figure del romanzo dell'Ottocento, vive dentro una luce particolare, obliqua, assolutamente irripetibile... anch'ella, esponente di una famiglia sommamente infelice, è capace di esserlo a suo modo.

Sembra incredibile che il sentimento che la spinge ad infrangere ogni struttura e regola dell'alta società russa sia rivolto ad un uomo debole, non particolarmente affascinante, un po' inetto, incapace persino di mirare correttamente al proprio cuore!

Come in tutti i libri di Tolstoi, però, non è di una sola persona che si parla, ma di tanti modi di condurre un'esistenza: contrapposta alla coppia infelice ne abbiamo una che conquista la felicità lontano dai lustrini e le candele dell'Opera: Levin e Kitty, che scelgono una vita più dura, in campagna, circondati dai contadini e dai pastori. Proprio lontano dalla società alla moda Levin, alter ego dell'autore, si guadagna l'amore di Kitty e il rispetto dei lavoratori della sua tenuta.

Perché Anna decide di morire, in modo così orribile, sotto gli occhi dei passanti? Tutto un mondo di ipocrisia si trova a morire con lei, composto di tutti coloro che non hanno saputo lottare per la propria felicità, per la fede, per gli altri che camminano con noi in questo mondo. Capolavoro assoluto, non solo della prosa internazionale, ma anche della letteratura di ricerca filosofica e morale.

venerdì 27 novembre 2009

il passo lungo

I turbamenti sentimental-sessuali di Alberto, giovane studente di medicina, a cavallo tra Veneto e Toscana, offrono a Saviane il pretesto per contrapporre due stili di vita opposti, che potremmo riassumere come Avere ed Essere, per citare un saggio di moda alcuni anni or sono.
Da un lato gli zii, avidi e rispettabili, che intridono ogni sfumatura del vivere quotidiano nella "serietà", e con tale "serietà" compiono ogni loro atto, dal derubare sistematicamente i familiari dei loro beni all'intrattenere storielle illecite con le sempre più giovani domestiche. Del resto anche queste avventure erotiche sono private del loro aspetto disdicevole dall'essere rigorosamente condotte fra quattro mura...
Dall'altro capo, Stanislao, il papà apicultore che potrebbe ricavare grandi introiti dalle sue occupazioni, ma ama il lavoro per se, e non si cura delle ingenti perdite finanziarie causate principalmente dalla sua buona fede, e che gli creano la fama di ingenuo del villaggio.
Alberto esordisce con un'impronta molto "ziesca", e perde Carola, il grande amore della sua vita, per non essersi liberato di tutti i precetti coercitivi dell'Avere; con il tempo e con l'emancipazione cultuale ed economica dall'originario nucleo familiare rivaluta però la figura paterna, gentiluomo del futuro, dignitoso e consapevole, spoglio di mire egoistiche fino alla morte. E' grazie alla sua figura esemplare che, trovata Giulia, può infine vivere l'amore assoluto di che sposa l'Essere con tutto se stesso.
Valida compagnia per un viaggio in treno, anche senza aspirare alle cime della Letteratura.

proof

Alla morte dell'amatissimo padre, la figlia di un folle genio della matematica è attanagliata dal''immobilizzante timore di aver ereditato dal dotato genitore non solo un talento scientifico eccezionale, ma anche una spiccata tendenza all'alienazione. In occasione del funerale ha modo di elaborare le sue paure, in compagnia della sorella, donna pratica e arrivista, e di uno studente del padre, da tempo innamorato di lei, ripercorrendo gli ultimi anni trascorsi nell'accudire il padre durante la progressione del suo deterioramento.
Quattro attori in scena, che si muovono per lo più nella grande casa dello studioso scomparso, rivelano l'originaria natura per palcoscenico della pièce. Quattro superbi caratteristi, tra cui spiccano il sommo Antony Hopkins e la bravissima Gwineth Paltrow, così poco diva holliwoodiana e così chiaramente a suo agio in ambito teatrale: dimostra qui, se mai ce ne fosse stato bisogno, di saper recitare con le sopracciglia, con le mani, con la postura del tronco prima ancora che con le parole.
Racconto molto misurato, privo di slogan sbandierati; analisi, calcolo sono i tramiti con cui la protagonista rifonda una nuova fiducia in se stessa, dimostrazione dopo dimostrazione, e arriva ad accettare l'incertezza di trovare una prova definitiva della realtà, fino all'ultimo respiro di vita.

sabato 14 novembre 2009

piombo e sangue - Red Harvest

Un libro che mantiene le promesse del titolo.
Tutto ciò che non è scarno accadimento è virtualmente cancellato dalla scritura nervosa di Dashiell Hammett: non ci sono dissertazioni a spiegare le cause prime dello svolgersi della trama, non c'è spreco di parole che creino suspence in attesa dello smascheramento di un assassino, non ci sono dettagli a descrivere luoghi o persone, sbozzati con tratti spezzati quando non macchiettistici.
Particolare ancora più sorprendente di questa scrittura anomala, il protagonista non rivela mai il suo nome per tutta la durata della narrazione, rimanendo semplicemente un "Continental Op" (OPerator) dell'Agenzia Continentale di Investigazioni.
Con questo Red Harvest e altri scritti simili Hammett ha creato l'Hard Boiled, il prodotto di genere per antonomasia con epigoni illustri; tolto questo indubbio merito, ho trovato Piombo e Sangue un affastellamento faticoso di assassinii, in cui non si vede né uno scopo malevolo né un fine superiore, privo di leggerezza e di ironia. La poetica dell'autore si potrebbe riassumere con: "Non ci deve essere tempo per pensare. Se l'azione si ferma, fai entrare un personaggio con una pistola spianata e fallo sparare". L'azione frenetica degli Op è quasi ingenua, non paragonabile ai cieli lividi di Ellroy né all'umorismo furbetto di personaggi pur minori come Donald Lam.

lunedì 9 novembre 2009

one for the money - tutto per denaro

Stile icastico e slang irriguardoso sono le cifre del primo libro della serie che ha per protagonista Stephanie Plum, neo-disoccupata, ex-commessa di biancheria intima. Dopo il fallimento della ditta per cui acquistava lingerie, Stephanie si trova costretta da stringenti necessità finanziarie ad accettare l'equivoco e periglioso mestiere di cacciatrice di taglie e a reperire il contumace Joe Morelli, che tanti anni or sono era stato il suo primo amante. Accorre in suo aiuto Ranger, collega di grande esperienza in preda ad un attacco di "higginsite", essendosi calato, a suo dire, nel ruolo del professor Higgins per mettere in scena una versione In New Jersey del Pygmalion.
La pittrice mancata Janet Evanovich disegna una gradevole detective story, un hard boiled vecchia maniera in cui eventi comici e grotteschi si succedono come nei romanzi di Dashiell Hammett, ambientata in una periferia di Trenton che l'autrice sembra conoscere molto da vicino. Qualcosa nelle descrizioni del Borgo, insieme ridicolo e commovente, come il cinismo caustico di chi ama disperatamente i luoghi di cui sparla, riporta alla mente alcuni angoli della Newark di Philip Roth.
Ho letto quasi tutto il romanzo in un unico viaggio in treno, senza che alcuna vergogna per gli sguardi meravigliati dei miei compagni di viaggio potesse arrestare la sfrenata ilarità che la vita rocambolesca di Stephanie ha provocato. Se avete un po' di senso scenico e l'istinto di tradurre in immagine la pagina scritta, vi troverete a ridere da soli fino alle lacrime.

domenica 18 ottobre 2009

cime tempestose

Questo famosissimo libro rappresenta uno degli apici del Romanticismo inglese. La sua più grande particolarità risiede forse nella mancanza di sentimentalismi sdolcinati così tipici dei romanzi femminili dell'epoca, assolutamente esclusi da una scrittura cruda e scarna, maschile, a tratti non priva di aspetti violenti.
La storia, arcinota, racconta dell'amore lacerato di Catherine per Heatcliff, avventuriero conosciuto sin dall'infanzia ma irragiungibile per via della diversità di classe sociale, e per Linton, giovane gentiluomo gentile, insulso e perbene. In modo simmetrico la figlia di Catherine sarà divisa tra due cugini, Hareton e Linton.
Il sentimento che lega Catherine a Heatcliff trascende l'amore della tradizione letteraria, è così forte e complesso da avere le sfumature della dipendenza, dell'odio, a volte del disgusto. Neppure la morte lo sbiadisce, fino a creare delle immagini incorporee che perseguitano Heatcliff dopo la morte dell'amata fino alla sua dipartita. Anche allora, gli spiriti congiunti dei due amanti rimangono a vagare nelle brume della campagna dello Yorkshire, fra le rocce e la ginestra della brughiera, in una natura ostile e impervia come in un quadro di Friedrich, centralissima alla narrazione.
Altro aspetto anomalo per un romanzo ottocentesco: non ci sono personaggi buoni, idealizzati: Heatcliff è quanto di più antieroico si possa immaginare, crudele e cinico, trascina con sé la sua immagine di anima dannata. Catherine è una ragazza testarda, viziata, egoista e bugiarda, che sposa un uomo a cui vuole moderatamente bene, ma che in fondo non stima. Non ci sono grandi pentimenti e aspirazioni ad una tardiva santità: i protagonisti continuano imperterriti e pervicaci a seguire i loro destruttivi desideri, senza concedersi pace.
Forse non è un capolavoro, o forse sì... ma è un must read, di grande fascino.
P.S. L'autrice, Emily Bronte, aveva una personalità molto particolare, conduceva una vita ritirata e secondo alcuni critici viveva con la natura aspra della brughiera quelle relazioni che trascurava con gli umani. Tradunt che fosse affetta da disturbo bipolare, e che il romanzo intero sia stato scritto in soli nove giorni, durante una fase ipomaniacale.

martedì 6 ottobre 2009

musica per camaleonti

Grande successo dello scrittore americano, è in assoluto uno dei miei libri preferiti, forse al di sopra del capolavoro A sangue freddo. Ha una struttura tripartita: Racconti, un breve romanzo-verità dal suggestivo nome di Bare intagliate a mano e le sette gemme dei Ritratti dialogati.
I racconti si aprono con quello che dà il nome al romanzo, l'incontro dell'autore con una nobildonna della Martinica che suona il piano per i camaleonti, bellissima e distante nel suo fascino esotico. In ogni episodio Truman ci racconta di un'esperienza particolare della sua infanzia o di eventi quotidiani resi straordinari da un fascio di luce obliqua, come la ricerca disperata di un'amante per il proprio marito, o l'incontro con una dolcissima donna con un frigorifero pieno di gatti.
Handcarved Coffins è un piccolo thriller scritto con la medesima tecnica di A sangue freddo, con il raro dono di farvi accapponare la pelle riga dopo riga. Capote è per molti l'inventore del giornalismo, il vero pioniere che definì e valicò il confine tra fatto e notizia; eppure non è in questa veste, pur tanto osannata, che lo amo di più, quanto nella composizione di ambienti e immagini surreali nella loro semplicità e normalità. Sono le note che informano i ritratti dialogati, esempi di scrittura emozionante e coinvolgente, commoventi fino alle lacrime, illuminanti e misteriosi insieme. Indimenticabile l'arcinoto Una bellissima bambina, funerale e brindisi malinconico con Marilyn Monroe, ma non sono da meno Salve, Sconosciuto -cosa sarà successo davvero? l'avro letto più di venti volte, ma non sono mai giunta ad una conclusione- o Una giornata di Lavoro, accesa di paradisi artificiali e rosari mistici. Nei rigiramenti notturni ho finalmente trovato una risposta geniale all'annosa domanda "cosa ti fa più paura?": rospi veri in giardini immaginari. Quanti ne abbiamo conosciuti, in ogni dove?
Ma c'è ancora un tesoro nascosto in tanta perfezione: la prefazione a firma dell'autore, in cui si spiega la duplice natura del genio...gioia di chi ne beneficia, ma soprattutto una frusta, intesa unicamente per autoflagellazione.
Imperdibile, prezioso, luminoso.

domenica 27 settembre 2009

brisingr

Se siete curiosi di sapere come si possono scrivere ottocento (800!!) pagine senza raccontare praticamente nulla, questo è il libro che fa per voi.
La trilogia dell'Eredità è diventata tetralogia -per ora-, avvitandosi su se stessa come non sembrava possibile dato l'esordio fresco e decoroso di Eragon: non un'opera di genio, ma un libro di avventura scritto bene e con ritmo. Eldest era un po' più prolisso, ma aveva ancora una sua ragion d'essere. Con Brisingr -già il nome impronunciabile me lo rende inviso- si scalano le vette del ridicolo. Ognuno dei personaggi parla troppo e pensa ancor di più... se dovessi riassumere la trama direi: Eragon parte col cugino Roran per salvare la promessa sposa di quest'ultimo, poi partecipa ad un raduno di nani -lungaggine noiosissima- e si forgia una spada visto che si è fatto maldestramente sottrarre la prima. Ma quanto ci voleva a dirlo??
A mio parere il grosso errore di Paolini è stato indulgere nei suoi deliri di grandezza, inserendo inutili episodi di aspirazione aulica, come barchette di fili d'erba che viaggiano nell'aria, senza meta, e interminabili conversazioni pseudopolitiche. Per citare Notting Hill: è utile per incartare il pesce.

the reader

In occasione di un malore il giovane Michael conosce una bigliettaia dai modi bruschi che presto lo coinvolge in una strana, sbilanciata relazione sentimentale. Hanna (Kate Winslet al sommo delle sue capacità) ha quasi il doppio degli anni di lui, e nasconde come un doloroso segreto il suo analfabetismo. Aspirando a qulla cultura che le è stata negata chiede al ragazzo di leggere ad alta voce per lei finché la disparità del loro rapporto non la costringe ad andarsene, senza addii né spiegazioni, come è nel suo carattere duro e riservato fino all'estremo della misantropia.
Otto anni dopo Michael la rivede in circostanze peculiari: è imputata in un processo per omicidio plurimo, perpetrato negli anni del nazismo, in cui lei lavorava per le SS. Per non rivelare il suo analfabetismo Hanna assume da sola la responsabilità di quel crimine, condiviso con altre persone meno oneste nel riconoscere il passato. Hanna non si nasconde, non si giustifica, arriva a difendere ciò che ha fatto, in nome del rispetto dell’ordine impartito perfino quando è crudele, alogico, amorale, purché ci protegga dal caos. Condannata, impara a leggere in carcere ascoltando le registrazioni che le invia Michael, ancora profondamente legato a lei, e sviluppa un pensiero critico personale.
Non c’è posto per le assoluzioni in quest’opera, nessuna concessione per l’ignoranza. L’analfabetismo e l’abbrutimento non ci esimono dalle nostre responsabilità, e il riscatto da queste rende ancora più amara la resa dei conti con le proprie scelte. Imparare a leggere e affinare una coscienza sono processi concomitanti, mai scevri da conseguenze… indietro non si torna, perciò non illudiamoci con redenzioni di comodo. I morti sono morti, e io ho imparato a leggere.

venerdì 18 settembre 2009

l'eleganza del riccio - l'élégance du hérisson

Opera seconda di Muriel Barbery, ha due protagoniste che ci scrivono attraverso i loro diari: una portinaia brutta e grassa che cela un animo colto e raffinato e una bambina troppo intelligente che medita il suicidio per sfuggire alla "boccia dei pesci rossi" del disincanto della vita adulta. Renée e Paloma, questi i loro nomi, vivono nello stesso stabile alto-borghese parigino, ma ignorano le qualità nascoste l'una dell'altra. Entrambe covano come un segreto il loro amore per la filosofia, la letteratura elitaria, la musica e il loro quoziente intellettivo al di sopra della media, ma anche un certo sprezzo per l'ignoranza altrui e la mancanza di discernimento di chi le circonda, senza riparmiare sguardi severi e un po' saccenti sulla realtà in cui sono calate.
Un elegante signore giapponese, Monsieur Ozu, riesce a osservare con sguardo limpido entrambe, e se ne accattiva le simpatie, favorendo la loro reciproca amicizia. Renée ha così modo di verificare che non tutti i figli della borghesia socialista sono dei decerebrati senza aspirazioni, e Paloma può finalmente intuire una via che non conduca alla inesorabile boccia.
Il libro è scritto in due registri molto diversi, a seconda di quale delle due protagoniste prende la parola. Il francese aulico e grammaticalmente inappuntabile di Renée fa da contraltare alla lingua piana, fresca e giovanile, un po' slang, di Paloma.
Personalmente ho preferito di gran lunga quest'ultima: Paloma è così ingenua nelle sue meditazioni, e così intelligente nelle improvvise rivelazioni, che le si perdona facilmente una certa arroganza e presunzione. Renée è in fondo una donna un po' snob, travestita da umile portinaia, aspirante a moderna Cenerentola, meno immediata nelle sue considerazioni, a tratti eccessivamente pretenziosa ed estetizzante.
In ogni caso, un libro che merita di essere letto, se possibile in lingua originale. Da apprezzare lo humor sottile di cui è pervaso, che mi ha strappato numerose risate; meritevole inoltre la tensione che si crea in una storia senza azione, capace comunque di tenerci sospesa fino all'ultimo capitolo, col desiderio antico di "sapere come va a finire".

mercoledì 9 settembre 2009

Edward in black-and-white


Non trovate che il bianco e nero siano incredibilmente eleganti nel loro rigore e nella sobrietà che vi si accompagna? Tutto bianco fa panettiere/gelataio in servizio, tutto nero è triste e un po' macabro, ma un miscuglio equilibrato rasenta la perfezione.

Edward non mi sembra tipo per marroni improbabili e blu aviazione elettrici, in un'occasione elegante non bisogna temere di esserlo troppo. E dunque, bianco, e nero.

Esme Cullen

Esme è la figura materna della strana famiglia Cullen. Era una donna buona con un marito spiacevole che, perso il suo bambino, si buttò da una scogliera. Ha un lato malinconico molto spiccato, che le immagino nelle pieghe del viso e delle labbra nonostante la consistenza marmorea delle sue carni trasformate dal veleno.
Adesso che ha un'intera squadra di basket di figli adottivi può dedicarsi con cuore (!!) più leggero all'architettura e al restauro: è una vera artista che vive per il bello e non ha timore di mescolare stili e generi.
Qui indossa un coprispalla di cotone e pizzo devorè Fendi, sottogiacca di seta Blumarine, gonna di seta e adds-on in organza trasparente Nina Ricci e sandali Emporio Armani.


Si può fare

Nel 1980 la legge Basaglia ha aperto le porte dei manicomi e un grosso problema si è affacciato al balcone dell'attualità: dove mettiamo tutti questi "matti"? Dalla malattia mentale non si guarisce per legge... Sorsero così tante piccole comunità sostenute da enti locali, in cambio di lavori semplici e poco gratificanti.
Un sindacalista scomodo, interpretato da un Claudio Bisio ispirato, viene spostato in una di queste piccole cooperative per dirigerla e, accortosi delle capacità dei soci, nonostante limiti psichiatrici importanti, li invoglia e li sostiene in un'impresa lavorativa reale, insegnando loro un mestiere utile e iniziando un vero percorso riabilitativo, che li prepari a rientrare, almeno parzialmente, nella società.
Il film ha un impianto di commedia, ma in ogni battuta c'è un rimando, talora malinconico, talora ridicolo, come quella del ragazzo che, trasferitosi nella sua prima casa dopo le strutture sanitarie, esclama "incredibile, ci sono le porte!": può leggersi come una frasetta divertente detta da un "picchiatello", ma in realtà ci parla del fatto che in un manicomio non c'era modo di chiudere una porta, e anche quelle poche presenti non avevano serrature: immaginate l'avvilente mancanza di privacy di un enorme villaggio misto dove non esista una stanza in cui rinchiudersi a piacere, e la battuta assume una dimensione e uno spessore decisamente diversi.
Da non perdere.

lunedì 10 agosto 2009

Cineplex Massaua - Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Sala tre, di dimensioni modeste, offre poltrone confortevoli, morbide e con braccioli attrezzati con poggiabicchieri. Lo schermo, pubblicizzato come "grande", è in realtà medio, ma garantisce una visione piacevole; buono l'audio, avvolgente. Il cinema si raggiunge in pochi minuti con la metropolitana.
Il film è deludente, ma forse è un understatement. Si ha l'impressione che il regista abbia letto un altro libro. I primi trenta minuti sono molto promettenti, ottimo l'uso degli effetti speciali e le scene di volo.... ma poi?? Avranno esaurito il budget... Dove sono le scene di massa? I combattimenti dei ragazzi (tutti!! Neville fa la comparsa, Luna è ridotta ad una macchietta) con i Mangiamorte infiltrati nel castello? Le partite di Quidditch? la storia d'amore con Ginny, ridotta ad un bacio di nanosecondi, invece di essere la base di un futuro matrimonio? e SOPRATTUTTO dov'è la narrazione della spinosa questione degli Horcruxes?
Le due ore e mezza abbondanti trascorrono in sorrisetti e battutine degni di un film sceneggiato da Moggia, comprese le avances di una giovane barista sconosciuta ad un imbarazzato ma compiaciuto Harry in incognito in un caffè della metropolitana. L'acme del disastro si raggiunge alla morte di Silente: niente sobrio funerale su lago con tomba di marmo bianco, ma fiaccolata di bacchette magiche per aria, a metà tra concerto di Vasco e parodia dell'Attimo Fuggente.
Vuoto e triste.

sabato 8 agosto 2009

demian

Romanzo un po' sottovalutato, decisamente meno noto del successivo Siddharta, ma forse anche più bello. Emil conosce un compagno più grande, Demian, e ne rimane affascinato. Tutta la sua vita gli appare in bilico fra la luce e il buio, entità fin'ora per lui rigidamente divise , ma Max Demian, che assurge presto a figura guida con la sua maturità e capacità di ottenere ciò che vuole, gli mostra un mondo meno manicheo, ricco di persone che con coraggio affrontano la scoperta della propria anima. In questo percorso Emil compie anche la sua educazione sentimentale, grazie ai sentimenti dell'amore puro per Beatrice e ai turbamenti provati per la madre di Max, Eva -la donna, par excellence.
Tutti gli avvenimenti dei dieci anni circa coperti dal romanzo, privati e pubblici -la prima guerra mondiale si profila all'orizzonte- portano Emil ad incarnare l'oggetto di un sogno (o intuizione?) avuto durante l'adolescenza: uno splendido uccello che con sforzo rompe l'uovo che lo racchiude.

Demian è stata per me una delle figure più affascinanti della letteratura, un ideale filosofico e maschile, che immaginavo con la sua mantella militare camminare per le fredde strade tedesche. Qualche anno fa l'ho ritratto così... Vi piace?

martedì 4 agosto 2009

vicky, cristina, barcelona

Vicky e Cristina sono due amiche in vacanza per un estate a Barcellona. Non potrebbero esistere due donne più diverse: Vicky calma, pianificatrice e, se vogliamo, convenzionale, Cristina perennemente insoddisfatta, alla ricerca di attimi effimeri ma meravigliosi, passionale e irrequieta. Quando incontrano un fascinoso pittore se ne innamorano entrambe, ma Vicky, alle soglie del matrimonio, prosegue lungo la strada lineare che ha disegnato per se stessa, mentre la sua amica si lancia in una delicata relazione triangolare che coinvolge il pittore e la sua ex-moglie, una pittrice squilibrata con numerosi tentativi di suicidio e di aggressione alle spalle.
Mi aspettavo molto da questo film e sono stata decisamente delusa. L'intreccio ha dei momenti banali e altri troppo poco credibili per essere veramente apprezzabile; le attrici non offrono il meglio delle loro performance, salvo Penelope Cruz che mantiene un livello di recitazione sempre decoroso. Javier Bardem non è convincente, dà poca vita a questo artista bohémien paladino di una trita filosofia del "cogli l'attimo".
Nel complesso l'ho trovato uno dei peggiori film di Woody Allen di sempre, per niente divertente, non innovativo... inutile. Maestro, attendiamo di meglio!

il vento che accarezza l'erba

Bellissimo e struggente film di Ken Loach sulla guerriglia dell'IRA per l'indipendenza dell'Irlanda.
Due fratelli fanno entrambi parte della resistenza, ma il minore, medico, che matura più lentamente la decisione di prendere le armi, porta le sue idee fino ad un estremo di coerenza che lo fa scontrare con i vecchi compagni quando questi accettano una tregua con gli Inglesi.
Dopo anni di battaglie, di cadaveri, di sforzi e di lacrime, che cosa si intende per vittoria? Un accordo con l'Inghilterra può essere letto come una sconfitta da un animo orgoglioso... forse è una sconfitta, che calpesta l'identità di un popolo fiero e condanna all'oblio definitivo tanti oscuri combattenti.
Il film ha un impianto molto solido, semplice e scorrevole. La fotografia è molto poetica, generosa di verdi limpidissimi e di colori caldi e terrosi. Gli attori, tutti molto belli, sono perfettamente calati nella parte. Notevoli le figure delle donne, in apparenza di secondo piano, in realtà componente essenziale, e spesso nell'ombra, della resistenza irlandese, come di tutte le resistenze della storia.
Finale asperrimo, sconsigliato per una serata depressa ab initio.

domenica 19 luglio 2009

scrivimi una canzone

Divertentissima commedia con Drew Barrimore e Hugh Grant, in stato di grazia. Vecchia gloria del pop degli anni Ottanta, da tempo dimenticato, deve comporre una nuova hit a tempo di record, per una starlet convinta che il Dalai Lama sia un animale peloso. Giunge in suo aiuto una sostituta giardiniera laureata in lettere e con un dono da rimatrice.
Graziosa la colonna sonora, facilmente reperibile anche in rete, che ruota intorno al motivo "Way back into love", composto dalla coppia cercando spunti per le strade cittadine e scavando nelle rispettive insoddisfazioni.
Mi è piaciuto particolarmente il protagonista maschile: spesso Grant interpreta un tipo d'uomo molto immaturo e abbastanza inconscio dei suoi limiti emotivi (About a Boy, ma anche Notting Hill), mentre qui vediamo un personaggio autoironico, consapevole, che con un'ombra di rassegnata malinconia ci regala motteggi quali "com'è possibile che delle parole così sensibili siano dette da qualcuno che indossa pantaloni così stretti?" "spingono tutto il sangue verso il cuore..."
Da recuperare assulutamente per una serata in allegria con lieto fine romantico!

La dama di picche

Tra le opere di Tchaikovskij questa è forse la più nota dopo Eugenij Onegin.
Herman ama perdutamente una ragazza nobile e, non potendola avere, desidera morire senza conoscerne il nome. Ma ecco che mentre confida le sue pene ad un amico la ragazza compare ed è la promessa sposa del principe! Sua nonna, la dama di picche, vendette il suo onore per tre carte che le fecero guadagnare una fortuna al tavolo da gioco. Herman riesce a conquistare i cuore di Liza, la fanciulla, ma l’ossessione delle tre carte lo perseguita… ne brama il segreto, al punto da causare la morte della dama di picche e perdere l’amore della protagonista. Anche le carte infine lo tradiscono: invece della mano vincente Herman si trova in mano una… dama di picche.
Herman sembra anelare disperatamente sempre e solo a ciò che non può avere e non è capace di apprezzare e serbare ciò che ottiene. La sua corsa folle e dannata verso l’autodistruzione trascina con sé le sue conquiste, in un vortice musicale di spendida fattura, ricco di melodie colorate. Accanto a brani classici e rivisitazioni colte di valzer e minuetti, si distinguono alcuni stralci di canzoni corali russe, frutto di una lunga ricerca sul filo della tradizione popolare, espressa anche nell’Onegin. Nonostante la difficoltà del seguire un'opera in lingua slava, mantiene vivo l'interesse nello spettatore. Gradevolissima.

martedì 23 giugno 2009

Edward Cullen





Riuscire a disegnare un Edward Cullen che soddisfi le aspettative delle fan di Twilight mi sembra un'ambizione irrealistica, ma spero che i miei venticinque lettori (qui, ahimè, si tratta di numeri reali...) apprezzeranno lo sforzo artistico!

Ecco l'abito con cui Edward potrebbe essere partito per il viaggio di nozze: camicia di cotone setificato con colletto sottile e gemelli (piccoli, quadrati e discreti, in oro), pantaloni a sigaretta di cotone con rifiniture in seta, tutto Dior. Cravatta sottile di seta, Prada. Dove sono le scarpe e la giacca? Sulla veranda della casa dell'isola di Esme...

Edward è forse il meno esigente dei suoi fratelli per quanto riguarda il vestire, è troppo occupato ad arginare l'incredibile sfortuna della sua promessa sposa. Nonostante uno spiccato e naturale buon gusto, lascia scegliere il suo guardaroba ad Alice, cosa di cui lei, del resto, è felicissima.

Rosalie a colori

Dopo tanta attesa posso finalmente pubblicare la versione a colori della nostra femme fatale preferita, Rosalie Cullen. Tecnica mista guache e china.
Mi è stato detto che gli occhi sono troppo ambrati... Rose ha appena mangiato!

mercoledì 22 aprile 2009

Leoni per Agnelli

Film diretto e interpretato da un ormai maturo ma sempre affascinante Robert Redford. Nella stessa mattinata seguiamo tre diversi avvenimenti: un senatore (Tom Cruise) concede udienza ad una matura giornalista (Meryl Streep) per riconquistarsi il favore dell'opinione pubblica, stanca dell'inconcludente missione in Iran; un professore universitario cerca di risvegliare uno studente promettente dal torpore culturale in cui lo vede sprofondare giorno dopo giorno raccontandogli la scelta di entrare nell'esercito di due suoi ex-allievi; la squadra di questi ultimi fa incursione in Afghanistan.
La giornalista deve confrontarsi con un'amara realtà: il senatore da ella stessa sostenuto anni prima sta ora sfruttando gli insuccessi militari per prepararsi alla prossima candidatura, sapendo di poter contare sul potere di una stampa ormai asservita alla legge di mercato. Notizia e Fatto sembrano aver perso la consueta relazione consequenziale... nemmeno il fallimento dell'incursione durante l'intervista modifica le tesi del Congresso.
L'unica speranza sono i giovani da istruire alla libertà di pensiero, da strappare all'inerzia veicolata e funzionale ad un certo tipo di politica. E il nostro promettente allievo deciderà di imprimere una svolta attiva alla sua vita? Io penso di sì.

martedì 21 aprile 2009

Blade Runner

Un classico che non avevo mai visto ha incrociato la mia strada proprio pochi giorni fa. Si tratta senza dubbio di un film rimarchevole, con molti pregi e altrettanti difetti.
In un futuro prossimo gli umani hanno dato vita ad intelligenze artificiali più forti e scaltri dei loro creatori, dotati di sentimenti e poco longevi: quest'ultimo tratto genetico, dettato dalla prudenza, dovrebbe mettere al sicuro gli uomini dall'ira che inesorabilmente sorgerà nelle creature progettate a scopo di sfruttamento. Quando sei androidi abbandonano i loro ranghi, la polizia centrale, onnipresente come un Grande Fratello, ripesca Decker,un cacciatore a riposo, perché li "pensioni". Gli AI si aprono un varco sanguinoso fino al loro creatore, da cui sperano di poter ottenere una speranza di vita normale: sono stanchi di vivere nel terrore, di non poter disporre di sé, di avere ricordi fasulli innestati nella mente, di non aspirare se non a pochissimi anni di esistenza. Durante la sua missione Decker incontra un'androide intelligente che lo aiuta , se ne innamora e scappa con lui dopo la morte dell'ultimo fuggitivo, ma quanto durerà questo amore? Lei non può sperare di vivere molto... e, d'altronde, chi può dire di vivere davvero in un mondo oppresso dalla paura?
Harrison Ford, reduce dai ruolo di Hans Solo e Indiana Jones, è perfetto per il ruolo del segugio malinconico e solitario, Rutger Hauer altrettanto perfetto per l'umanoide disperato, irato, sconfitto.
Di grande effetto poetico alcune scene cruciali, prime tra tutte il confronto dell'umanoide con il suo creatore e il famoso monologo "ho visto cose che voi umani non potete immaginarvi..." che vale da solo i novanta minuti del film.
I lati negativi: la trama del film è un po' confusa e la successione delle sequenze non si svolge con eleganza, rendendo il tutto un po' macchinoso. Volutamente il regista crea un ambiente irreale smaccatamente fasullo, pieno di inverosimili toni blu e fumi opachi, senza bellezza, soffocante. Nonostante l'intento riuscito di creare un senso di straniamento, non apprezzo né le scelte stilistiche né la resa esteriore di questo futuro prossimo, pieno di abiti brutti, poco fantasiosi, di ambienti rozzi e labbra laccate.
Ultimo spunto: alcuni, tra cui il regista Ridley Scott, sostengono che Decker in realtà sia uno degli androidi fuggiti, ricatturato e riprogrammato per dare la caccia agli altri: infatti se così non fosse non avrebbe la prestanza fisica per reggere gli scontri diretti con Rutger Hauer e perderebbero di senso alcune sequenze dal significato oscuro. Io voto per questa opzione... e voi?

domenica 5 aprile 2009

L'ombra del vento

Esordio di Zafòn, ambientato nella Barcellona degli anni Cinquanta, con un bambino ingenuo ma sveglio, un padre buono e malinconico, un posto perduto nelle nebbie del mistero.
Compiuti i dieci anni Daniel viene accompagnato dal papà nel Cimitero dei Libri Dimenticati, dove adotta un romanzo bellissimo, L'ombra del vento, che uno strano signore vuole disperatamente bruciare. Qualche anno dopo, con il cuore infranto da una donna capricciosa e cieca, Daniel si trova a dover risolvere l'intrigo che ha dato vita al libro, insieme all'amico Fermìn, ex spia del governo e anello mancante tra l'uomo e il pesce martello (poiché nel suo scheletro si trova un'incredibile quantità di cartilagine, quasi tutta concentrata sul naso e sulle orecchie), e a Beatriz, sorella del suo migliore amico.
Davvero un bel thriller, che vi lascerà con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, ma si concede i suoi momenti di relax con qualche battuta gustosa che strappa un'allegra risata.
Scritto abbastanza bene e con equilibrio, pecca forse in un eccesso di omaggi e riferimenti, ciò che da vezzo postmoderno tende a tratti a trasformarsi in un'ostentazione di cultura. Si nota anche qualche scivolone nella costruzione della trama: talvolte per portare alla luce ricordi morti con i loro possessori compaiono stralci di racconto in corsivo che non si sa chi stia raccontando, o come arrivino ai personaggi principali; altra incoerenza che mi ha sorpreso è come potesse un medico -per di più cinquant'anni fa- diagnosticare con apparente certezza una gravidanza cominciata da appena tre giorni.
In ogni caso, questi piccoli nei non privano la narrazione della sua freschezza e gradevolezza, che ne fanno un libro meritevole di essere letto.

domenica 29 marzo 2009

Pathé Lingotto-Ponyo sulla scogliera

Il Pathé è un enorme multisala recentemente costruito all'interno del complesso del Lingotto, dove sorgevano i vecchi stabilimenti FIAT. Tutta l'area sta attraversando un momento di trasformazione e rimodernamento, sotto il traino della stazione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto sostituire Porta Nuova e divenire lo snodo principale verso sud-ovest. Il cinema è all'interno della Lotto Gallery, che comprende alberghi lussuosissimi con giardini tropicali, chilometri e chilometri di portici pieni di negozi e ristorantini e una piccola ma curata galleria d'arte, la Pinacoteca Agnelli, lascito del fu Avvocato alla sua Torino; al suo fianco c'è Eataly, il nuovo santuario dello slow food, traboccante di alimenti DOP e DOC.
Raggiungere la biglietteria nell'immenso caseggiato non è semplice, soprattutto se luoghi del genere non attirano le vostre simpatie. In effetti io nutro -e coltivo- una profonda idiosincrasia per questi megastore suburbani ad alto tasso di popolarità e di depersonalizzazione, ma il desiderio di vedere il nuovo film di Miyazaki mi ha condotto qui, l'unico cinema a me noto in Torino in cui sul biglietto viene stampigliato il numero del posto e in cui detto posto deve essere rispettato: appena accomodati, siamo stati costretti ad alzarci...
Gli schermi sono il cavallo di battaglia del Pathé: quello della sala 4 è uno dei più piccoli, ma permette comunque una visione decisamente confortevole. La stanza è relativamente ristretta, con sedili comodi; viene ripulita dopo ogni spettacolo.
Il film è un minuto gioiello di poesia già dai primi istanti, in cui vi sembrerà che qualcosa di bello, impalpabile e prezioso aleggi intorno a voi.
Sosuke è un bambino allegro e dotato, che vive con la mamma infermiera in un paesetto sulla costa del mare; il suo papà è comandante di una nave e torna a casa raramente. Un giorno una pesciolina dalla faccia umana giunge fino a lui, che la battezza Ponyo e vorrebbe adottarla. Brunilde (il vero nome di Ponyo) decide di diventare umana per tornare da Sosuke, ma causa un maremoto alterando l'ordine dell'Universo.
Trasformarsi in ciò che si desidera è un atto di volontà imponente, raramente scevro da conseguenze, ma con un po' di magia e molto amore i due bambini e i rispettivi genitori riescono a riportare l'armonia.
Le musiche, affidate al veterano Joe Hisahishi, sono molto suggestive e la colonna sonora comincia coraggiosamente con un brano di stampo lirico. La storia ricorda un po' il Miyazaki de il mio vicino Totoro, con il personaggio del mago dei fondali marino preso a prestito da la Città Incantata. Poco usuali invece gi sfondi, come ricavati da disegni infantili: le case dalle pareti non a piombo, i colori stesi con multiple mani di pastelli, senza gli scenari quasi fotografici dai particolari dettagliatissimi.
Non è il film migliore dell'autore, ma è comunque un soffio di gioia e delicatezza. Adorabile.
Ultima nota di colore: il pubblico in sala era composto per la stragrande maggioranza da bambini al di sotto dei dieci anni, cosa che ci ha dapprima preoccupato: temevamo il baccano, ma i bimbi si sono dimostrati un uditorio attentissimo, privo di orrendi cellulari che suonano e senza quelle sciocche censure che impediscono ai "grandi" di esclamare i gasp!, ahiahi..., dai, corri! e mamma mia! di ordinanza nei momenti più opportuni. Un vero piacere, un regalo inatteso. Grazie, bimbi!

venerdì 27 marzo 2009

Quelle Oscure Materie - His Dark Materials

Dopo il Signore degli Anelli pensavo che nessun fantasy avrebbe potuto toccarmi il cuore fino a farmi piangere, ma Pullman ha preso su di sé l'arduo compito ed è riuscito magnificamente.
His Dark Materials è una trilogia composta da Northern Lights (La Bussola d'Oro), The Subtle Knife (La Lama Sottile) e The Amber Spyglass (Il Cannocchiale d'Ambra).
Nel mondo di Lyra, parallelo al nostro e a molti altri, gli esseri umani hanno un'anima extracorporea e materiale, detta daimon, che assume le sembianze di un animale. Quando si è bambini il daimon muta forma liberamente, ma si stabilizza progressivamente quando la personalità si definisce con la crescita e con la conoscenza.
In questo mondo "altro" la società è fortemente controllata da un potere religioso soffocante che desidera manipolare questa delicata transizione da innocenza a esperienza, separando i bambini dai daimon prima che questi smettano di cambiare. In questo modo la Polvere celeste, incanalata dai daimon non contaminerà più l'umanità. Ma che cos'è la Polvere?
Lyra vede sparire i suoi amici uno a uno e si mette in viaggio per scoprirne il motivo, con l'aiuto di un prezioso alethiometro, uno strumento che opportunamente interrogato dice la verità, l'orso Iorek, il popolo Giziano, le streghe di Serafina Pekkala e l'areonauta Lee.
La sua ricerca si trasforma presto in un'immensa e complessa domanda, composta di tutte quelle questioni che ci poniamo dall'alba dei tempi: che fine ha il mio stare nel mondo? esistono altri mondi, e come posso incontrarli nel quotidiano? (risposta: con la fantasia, un concetto infinitamente diverso dal "raccontarsi bugie"; è piuttosto un'immaginazione produttiva che allarga degli orizzonti limitati) che valore ha l'esperienza dei sentimenti? quanto sono disposta a concedere per vivere nella verità e nella libertà? Che cos'è la verità? e la libertà?
Nel corso di questa storia meravigliosa Lyra incontra anche Will, un ragazzo del nostro mondo. Ha solo dodici anni, ma le circostanze lo hanno costretto a crescere in fretta... e lo hanno reso in grado di rispondere ad alcune delle domande di Lyra.
Riassumere 1500 pagine di splendida invenzione è un compito al di sopra delle mie forze, ma posso dire senza tema di essere smentita che questo romanzo è capace di creare un coinvolgimento tale nel lettore da sorpassare le differenze di credo filosofico e religioso; ci permette di rivivere tutti i nostri dubbi senza offrirci soluzioni comode e banali, ci costringe a riflettere e ridiscutere i cardini della nostra esistenza e ci spinge a cercare con nuovi occhi l'aspetto del nostro daimon.
Aspettiamo con ansia il seguito, l'attesissimo Book of Dust... siamo certi che sarà una stupenda sorpresa.

martedì 24 marzo 2009

Happy Feet

I pinguini sono stati protagonisti di un periodo dorato, che ha raggiunto l'acme con lo struggente documentario La marcia dei pinguini. Sulla scia di questo amore per questi buffi adorabili uccelli in frac è stato prodotto anche Happy Feet, un filmetto con aspirazioni didascaliche.
Mambo è un pinguinotto stonato con il dono della danza, innamorato della pinguina più corteggiata della comunità; scandalizza gli anziani ballando e viene scacciato. Attraverso le sue peregrinazioni incontra altri pinguini che lo accolgono con calore e risolve l'enigma della carenza ittica che affligge gli abitanti dell'Antartide. Tornato a casa è reintegrato nel gruppo di pinguini imperatori, infine convertito alla danza e a una maggiore tolleranza.
Forse anche perché queste storielle presuntuose dalla morale esplicita e dalle soluzioni sempliciotte mi irritano e mi annoiano supremamente, non posso dire di aver goduto appieno del film... continuavo a distrarmi, a cercare con gli occhi qualche articolo che catturasse la mia attenzione sui vecchi fogli di giornale che impediscono al mio gatto di abbandonare l'interezza del suo manto peloso sulla poltrona!
L'unico lato positivo della pellicola è la colonna sonora, veramente ben studiata, con evergreen che non brillano per originalità, ma si fanno sempre apprezzare, come somebody to love, perfetta per voce sola e coro.
Si può evitare senza tema di perdere qualcosa d'importante.

giovedì 19 marzo 2009

007 Casino Royale

Questo weekend sentivo il bisogno di un'ora di relax e mi sono procurata a tal fine il penultimo James Bond. Non me ne sono pentita, le due ore e mezza del film passano senza momenti noiosi. Si narra qui della prima avventura dell'agente segreto nel suo ruolo di 007, dopo una promozione ottenuta con un assassinio.
I toni sono molto diversi, capovolti rispetto allo standard della serie: il protagonista non è galante, non è elegante, suscita la nostra empatia mentre si lascia imprudentemente coinvolgere dai suoi sentimenti, anche se in nuce già nasconde la fredda e impeccabile spia poi incarnata da Sean Connery.
Eva Green è un'ottima Bond girl e, bellissima e fascinosa, ci nasconde fino alla fine le sue intenzioni e inclinazioni, così come l'ambiguo personaggio interpretato dal nostro Giancarlo Giannini. Nel mio cuore il posto d'onore è sempre riservato a M, la signora di ferro dell'agenzia, che rimpiange i tempi della guerra fredda, in cui le dinamiche del potere erano forse meno raffinate, ma decisamente più semplici da interpretare.
I difetti:
-il cattivo è effeminato e un po' stupido, macchiettistico: veste male, lacrima sangue, è asmatico, ha più tic di un tourettico e una deturpante ustione sul volto. Inoltre è francese: ultimamente tutti i cattivi della serie sono francesi e cretini, il mio fidanzato (francese) finirà per risentirsi!
-l'azione dovrebbe situarsi all'esordio della vita lavorativa di Bond, ma è chiaramente ambientato nel mondo odierno. Questo permette l'uso di defibrillatori tascabili, cellulari satellitari e Aston Martin che possono raggiungere velocità di 300 chilometri orari, ma non aiuta la credibilità, già poco curata, del film.

mercoledì 11 marzo 2009

Australia

Questo film è la dimostrazione di come si possa costruire un disastro a tavolino, pur avendo a disposizione fondi sostanziosi, scenari superbi e due interpreti osannati e strapagati quali Hugh Jackman e Nicole Kidman.
La trama avrebbe aspirazioni da grande colossal, in pieno stile Via col Vento, ma è lunga, noiosa, con poco afflato poetico e qualche scontatezza di troppo. La storia d'amore tra i protagonisti, in particolare, non ha sorprese ed è priva di magia, salvo quella fondata sugli addominali di Jackman... e questo bambinetto, figlio surrogato della Kidman, con i suoi occhioni da cerbiatto indigeno? Che dire, dovrebbe commuoverci? Nel mio caso, non ci è riuscito.
Incredibile, infine, la metamorfosi del viso di Nicole, così capace di espressività e di sfumature nell'imbruttimento subito in The Hours, di pathos e di mistero in The Others e mai tanto disastroso come in questo trionfo di inamovibile silicone.
Da evitare con cura.

mercoledì 4 marzo 2009

Revolutionary Road

Ecco un film struggentemente, ferocemente bello. Per apprezzarlo bisogna amare Sam Mendes, gioire dei suoi preziosismi stilistici senza farsene innervosire, condividere con lui una certa idea di coraggio e di responsabilità.
Una giovane coppia si innamora e si sposa, ma si conosce davvero a fondo? April (una strepitosa Kate Winslet) vuole un futuro pieno di respiro, di novità, di ricerca produttiva; è convinta che il suo desiderio sia condiviso da Frank (Leonardo Di Caprio, meraviglioso). April vuole trasferirsi in Europa, vivere del suo lavoro e lasciare al marito del tempo libero per capire quale dovrebbe essere il suo futuro e percorrerlo.
Questi, dal canto suo, avverte il "vuoto disperante" della vita borghese e delle sue convenzioni, ma vi si adagia per comodità -riceve un sensibile aumento di stipendio, proprio quando sta per licenziarsi e decide di rinunciare a Parigi- e soprattutto per codardia: c'è molta verità nel concetto che ci voglia "spina dorsale" non tanto per farsi carico delle proprie responsabilità canoniche, quanto per condurre fino in fondo la vita che si vuole.
Nel corso di un'estate tanti nodi vengono al pettine, anche grazie ad una gravidanza non desiderata e all'incontro con un matematico sottoposto all'elettroshock per correggere una visione dell'esistenza eccessivamente pessimista, o forse solo troppo nitida...
Non voglio svelare il finale, ma chi conosce un po' il regista sa di non doversi aspettare facili redenzioni. Non si parla qui di una classe sociale o di un determinato periodo storico, si tratta piuttosto della personale gestione e accettazione delle amarezze e del lividume che informa l'esperienza dell'Umano. Alcune sequenze ricordano il teatro dell'assurdo Beckettiano, con il suo senso di soffocamento e di incomunicabilità.
Sconsigliato per una serata da soli, assicuratevi in anticipo una spalla su cui appoggiarvi.

Rosalie Cullen

La Rosalie Cullen che ci hanno descritto nei volumi di Twilight è bellissima, sexy, con un'aria un po' truce... sono rimasta molto insoddisfatta delle versione cinematografica che ne è stata data, perciò ho provato a fare da me.
I suoi stilisti di riferimento potrebbero essere Dior, Ferré, Gucci. Credo che siano quelli che la rappresentano di più.
Probabilmente Edward, che in fondo è un bravo fratello maggiore, a metà degli anni Trenta ha trascinato Rosalie a Parigi, per riscuoterla da uno dei consueti attacchi depressivi reattivi alla poco accetta vampirizzazione e qui lei ha conosciuto un giovane esordiente, Christian Dior... è nato un amore destinato a durare ben più di una vita.
Qui le ho fatto indossare un abito ultracorto della collezione Dior primavera-estate 2009, di cotone setificato a pois e gonna di tulle con applicazioni di cotone. Cintura in metallo dorato.
Scarpe Ferré di pelle nera.
Addì 24 marzo 2009: nella puntata odierna di Striscia la Notizia Michelle Hunziker indossava questa stessa gonna! Era meravigliosa, ma un po' come nel caso di Rosalie bisogna riconoscere che lo sarebbe con qualsiasi straccetto indosso. Ho pensato parecchio a lei come modella per la mia Rosalie, ma è così allegra e solare che non mi sembrata adatta.

martedì 3 marzo 2009

Alice in Chaneland

Ecco lo stesso modello dipinto con tecnica mista: acquerello, matite colorate e chine rossa e nera.
Alice è nata negli anni Venti; di qui la scelta della maison Chanel, dei materiali e dei colori, che mi sembravano in linea sia con l'attitudine artistica del personaggio sia con il suo retaggio storico e culturale.

sabato 28 febbraio 2009

Il diavolo veste Prada, ma il vampiro no






















Alice Cullen fa parte della saga di Twilight, è la sorella del bel protagonista. Il suo carattere e il mio hanno dei punti di contatto e i gusti in fatto di moda e design sono sicuramente tra questi. I miei stilisti preferiti sono Chanel e Valentino (vecchia scuola).

Qui la vediamo indossare un modello Chanel Haute Couture del 2007 che ho un po' modificato per l'occasione e décolletés di raso nero Chanel.

Il corpetto del vestito è di crêpe di seta nera, le spalline di organza ricamata con bordi in piumetto di cigno. Gonna a due strati con ricami in seta e appliques di Swarovski.

Dunque, se il diavolo veste Prada, i vampiri dal canto loro non vogliono essere da meno!

mercoledì 25 febbraio 2009

Ambrosio Cinecafé-Un Matrimonio all'Inglese

Questa sera siamo tornati all'Ambrosio, ma nella sala 3, che è decisamente più raccolta. Circa un'ottantina di posti a sedere riuniti intorno a uno schermo da proiezione parrocchiale, con poltrone confortevoli in una stanza pulita e decorosa. Non è adatta ai colossal o a quei film che vivono dei loro paesaggi, ma può andare più che bene per una commedia all'inglese.
Il film è adorabile! Estremamente divertente, animato da attori molto funzionali alla vicenda. Al centro della trama c'è la contrapposizione tra quattro personaggi principali: due giovani sposi e la coppia di mezza età dei genitori di lui.
La passione subitanea che divampa fra i due ragazzi sembra sorpassare ogni differenza: lui (Ben Barnes) è l'erede di una famiglia di nobili inglesi campagnoli, lei (Jessica Biel) un'americana dal passato poco limpido e un presente da pilota formula uno. Lei anche troppo decisa nei suoi aneliti di libertà, lui poco pronto a schierarsi con la consorte quando il momento lo richiede, per timore di infrangere una tradizione di troppo.
I suoceri sono ancora più interessanti: Colin Firth è un reduce della prima guerra mondiale, apparente sopravvissuto della "generazione perduta", sposato a un'astiosa testarda iperattiva (Kristin Scott Thomas) che ha perduto l'amore del marito e non si è mai ripresa dal durissimo colpo.
La pellicola si nutre di motteggi corrosivi, decisioni difficili, scene comiche di sapore anglosassone con al centro l'immancabile maggiordomo dall'inappuntabile aplomb, interpretato qui da Martin Clunes, già dott. Bamford in Saving Grace, e un finale non scontato. Vale una sera fuori, conservatelo per un momento di cupezza -non sperate che lo faccia sparire, ma potrebbe insegnarvi a riderne.

lunedì 23 febbraio 2009

Cinema Centrale-Il matrimonio è un affare di famiglia

Questo in via Carlo Alberto è uno degli ultimi cinema d'essai in Torino e chi scrive spera che abbia ancora una vita ricca e lunga, sopravvivendo alla fagocitosi dei multisala periferici che avanzano con i loro schermi hollywoodiani.
Sala unica, confortevole ma piccola, schermo poco più che casalingo; botteghino con opuscoli sui corsi di cinema, commenti critici ai film e giornalino promozionale delle proiezioni del mese, invece della biglietteria semiautomatizzata totalmente impersonale che imperversa nei nuovi spazi metropolitani.
Il film è gradevolissimo, un piccolo gioiello dal nuovissimo continente. Brenda Blethyn è un po' sopra le righe, ma personalmente la trovo molto divertente e commovente fin dai tempi di Saving Grace. I due ragazzi non sfigurano, sono molto ben inseriti nel contesto.
La trama si può riassumere così: un ragazzo timido e impacciato si innamora, ricambiato, di una coetanea graziosa e molto sveglia, che lo sottrae con garbo e intelligenza all'ombra un po' troppo invadente della madre. Questa, dal canto suo, dopo qualche difficoltà, si trova a dover accettare la futura nuora in virtù della sua evidente buona fede.
Insomma, vita di tutti i giorni, sana (auto)ironia, qualche piccola malinconia, un soffio di poesia. Da vedere, magari con un'amica!

sabato 21 febbraio 2009

Greenwich village-Twilight

Il Greenwich Village è un cinema a tre sale sito in fondo a Via Po, in Torino. La sala 3, in cui il film era proiettato, è la più piccola e sembra pensata per una visione d'essai, perciò mi ha stupito molto la scelta di usarla per Twilight. Consiglio di evitarla, a meno di programmazioni esclusive. Nel nosto caso il pubblico preadolescente che ci aveva preceduto aveva cosparso il pavimento di popcorn e di bicchieri di carta.
Che dire della pellicola in sé... la regista ci ha mostrato come si uccide un vampiro! Il romanzo di partenza non era un prodotto di genio austeniano, ma aveva qualcosa di gradevole, fresco e umoristico; il film ha dei toni troppo cupi, la protagonista non risulta simpatica e non è goffa, il vampiro è un ragazzino lagnoso in preda alle sue nevrosi.
Nonostante la trama sia stata stravolta, l'ambientazione è stata rispettata, ricostruendo l'azione in una Forks molto vicina a quella reale, piovosa e provinciale, umida e verde.
Il momento peggiore è stato il primo piano su Jasper, fratello acquisito del protagonista Edward: sembrava una parodia di Psyco, mi ha provocato una crisi gelastica che mi ha guadagnato la quasi-lapidazione del pubblico in sala.
Non credo avrò il coraggio di andare a vedere il sequel...

Ambrosio Cinecafé-Quantum of Solace

L'ultimo 007 è un film noioso senza una storia forte alla base.
Nell'andare a vederlo ho però scoperto un cinema molto grazioso, a tre sale, con annesso ristorantino. E' l'Ambrosio Cinecafé, in Corso Vittorio Emanuele, a Torino, proprio davanti ala stazione di Porta Nuova. Noi eravamo in sala 1, grande, ben aerata e con struttura ad anfiteatro, che permette di godere pienamente del film anche alle persone più minute. bello schermo, ottimo audio.
Della pellicola vogliamo salvare tre cose:
  • Daniel Craig, capace di trasmettere un po' di credibilità e malinconia al pilota di Aston Martin più famoso della terra, un po' figlio degenere alla Road to Perdition, un po' intrepido anarchico Lord Asriel
  • Judy Dench, così grande da ricordarci dei fasti di Lady Bracknell anche mentre rincorre Bond, James Bond che le combina guai
  • la frase cult "la Tosca non è per tutti", detta a teatro da un signore che non si rende assolutamente conto di quello che gli accade intorno e che ha fatto ridere il mio fidanzato tanto da ispirare il titolo di questo blog